04/06/2026
Ingombrante, poco incline alla discrezione, vagamente arrogante e con quell’aria lì di chi non è al mondo per chiedere scusa.
E poi c’è una BMW R1300 GS Adventure Triple Black.
Lui è l’unico, l’inimitabile Leos.
Uno che quando entra in officina non passa esattamente inosservato, più che altro perché dopo tre minuti ha già detto una cosa fuori posto, preso per il c**o qualcuno, espresso un’opinione non richiesta e trasformato una conversazione normale in una piccola rissa verbale con esito ancora da definire.
Leos è così.
Non entra.
Succede.
E sopra questa GS ci sta in maniera quasi preoccupante, perché la Triple Black non è una moto piccola, non è una di quelle che ti accolgono con educazione e ti dicono “sali pure”, no, questa ti guarda con quella faccia nera da panzer tedesco pieno di elettronica, valigie, protezioni e convinzioni molto solide, e sembra chiederti soltanto una cosa:
“Sei abbastanza?”
E purtroppo per noi, Leos sembra esserlo.
Perché certi abbinamenti non si spiegano, si subiscono.
La GS è grande, lui non ha mai fatto della discrezione una missione di vita.
La GS è esagerata, lui pure.
La GS ha presenza, lui entra in officina e dopo cinque minuti sembra che l’officina sia sua, noi siamo ospiti e il banco accettazione esista solo per dargli un punto da cui distribuire sentenze.
Eppure funziona.
Perché sotto le battute, il casino e quella naturale tendenza a dire la cosa sbagliata con la faccia giusta, c’è uno che le cose le sente davvero.
La moto.
La strada.
La gente.
Il gusto di esserci.
Ha trovato una BMW R1300 GS Adventure Triple Black.
O forse è stata lei a trovare lui, perché certe cose, quando sono abbastanza assurde, smettono di sembrare casuali e iniziano a sembrare inevitabili.
Noi abbiamo fatto le foto.
Lui ha fatto Leos.
La moto ha fatto la moto.
E per qualche minuto, davanti alla serranda, è sembrato tutto perfettamente fuori controllo.
Benvenuto nel lato oscuro Leos.