23/03/2022
Oggi è solo una di quelle date da dimenticare, se non fosse storia. Oggi, non curandosi del fatto che il candido vessillo con i gigli borbonici sventolasse ancora sulla fortezza di Civitella del Tronto, Vittorio Emanuele II, a Torino, diventava Re d'Italia.
Iniziava, in questo giorno, quella cosa informe che verrà chiamerà Unità e che ancora adesso è tale solo quando il Sud serve a qualche scopo del Nord, o diventa tale quando, in date come questa, ci dobbiamo ricordare che siamo un Paese unito. Ma quando? Ma dove?
Si dimentica, però, che negli stessi giorni i bombardamenti che la fortezza di Civitella del Tronto dovette subire, furono di inenarrabile violenza e continuarono fino al 20 marzo 1861, giorno della resa. A tre giorni dal già proclamato regno d'italia. Fu al 20 marzo, infatti, che l'ultimo baluardo borbonico decideva di arrendersi alle bombe assai poco intelligenti (già sperimentate a Gaeta) di Cialdini.
Fu il bombardamento più feroce mai avvenuto sul suolo della pen*sola.
Se una data da ricordare c'è, allora noi ricorderemo ciò che i nostri ideali ci impongono di ricordare: un massacro di uomini. Quegli uomini che la storia cercherà di infamare come "briganti".
Quelli che in realtà sono gli eroi del Sud e che però non hanno statue nelle piazze.
Ai Briganti, alle Brigantesse, al Sud. Figli unici di un'identità che verrà spazzata via da una matrigna.
Alla nostra di storia, che non verrà mai dimenticata finché ci saremo noi a ricordarla.