03/09/2026
Braccia tese e cuore Alfa: così Nino Farina sbaragliò Fangio nel 1950
Il sole è alto su Silverstone quel sabato 13 maggio 1950. Davanti a re Giorgio VI e a una folla oceanica, ventuno vetture si schierano sulla griglia di partenza di una competizione mai vista prima: nasce il Campionato Mondiale di Formula 1. In prima fila brillano quattro vetture rosse, ma non sono Ferrari. Sono le Alfa Romeo 158, le mitiche "Alfette" che dominano la scena automobilistica del dopoguerra.
Al volante della vettura numero 2 c'è Giuseppe "Nino" Farina. Il torinese, laureato in legge e per questo soprannominato "Il Dottore", impone uno stile di guida che rompe totalmente con il passato. Mentre gli altri piloti si rannicchiano sul cruscotto, lui siede eretto e distaccato, con le braccia tese a impugnare la corona di legno dell'abitacolo. Questo controllo millimetrico nasconde un coraggio freddo, a tratti spietato. Quel giorno inaugurale, Farina è perfetto: pole position, giro veloce e una vittoria schiacciante che lo proietta dritto nella storia.
Il campionato, tuttavia, non è una passerella. L'Alfa Romeo ha schierato un trio d'assi ribattezzato "le tre F": Farina, l'esperto Luigi Fagioli e l'astro nascente argentino Juan Manuel Fangio. È proprio quest'ultimo a trasformarsi nel rivale più temibile, trasformando il mondiale in una questione privata tra i piloti del Biscione. L'italiano si impone anche in Svizzera, sul circuito del Bremgarten, ma l'argentino risponde colpo su colpo.
Tutto si decide il 3 settembre a Monza, nell'atto conclusivo della stagione.
La tensione nei box è palpabile: Fangio guida la classifica, Farina insegue a breve distanza. Davanti al pubblico di casa, il circuito lombardo si trasforma nel teatro di un dramma sportivo. La dea bendata volta le spalle all'argentino, la cui Alfetta viene fermata da un guasto al motore. Fangio non si arrende e, sfruttando i regolamenti dell'epoca, sale sulla vettura del compagno Taruffi per ripartire; la sfortuna però lo perseguita, e una seconda rottura meccanica lo costringe definitivamente alla resa.
Libero dal rivale diretto, Farina spinge al massimo il motore sovralimentato e impone un ritmo insostenibile per il resto del gruppo. Taglia il traguardo da trionfatore assoluto, infliggendo più di un minuto di distacco alla Ferrari di Alberto Ascari e un minuto e mezzo a Fagioli.
Con tre successi stagionali, Nino Farina compie la rimonta definitiva e si laurea primo Campione del Mondo nella storia della Formula 1, legando per sempre il proprio nome al mito del Biscione.