Cuore Sportivo Alfa Romeo Pagina amatoriale

Cuore Sportivo Alfa Romeo Pagina amatoriale 🇮🇹 Dal 1910, l'emozione di guidare il mito Alfa Romeo. 🍀 Riviviamo la storia: dalle corse del Quadrifoglio al design immortale.

Una pagina amatoriale mossa da pura passione, senza scopo di lucro o monetizzazione. Benvenuti nel cuore del Biscione! Pagina blog amatoriale senza fini lucro. L'Alfa Romeo ha una storia troppo lunga e importante per poterla raccontare in poche righe , Cuore Sportivo Alfa Romeo ci proverà.

17/06/2026
Oggi la Formula 1 è fatta di computer, simulatori e ingegneri dietro agli schermi. Qui, invece, c'era solo un uomo, un v...
16/06/2026

Oggi la Formula 1 è fatta di computer, simulatori e ingegneri dietro agli schermi. Qui, invece, c'era solo un uomo, un volante di legno e un motore che urlava come una bestia ferita. Guidare l'Alfetta significava fare un patto con il destino a ogni curva, protetti solo dal proprio coraggio e da una tuta di tela. Questa foto non mostra il passato, mostra l'era dei giganti. Quando correre non era un lavoro, ma un modo divino di sentirsi vivi.

Alfa Romeo GP Tipo158:
L'Alfa Romeo 158 nota anche come Alfetta per le sue ridotte dimensioni è entrata, nella storia dell'automobilismo sportivo come la monoposto più longeva.

Ha corso, sui circuiti di tutto il mondo per ben 13 anni, dal 1938 al 1950, nelle sue varie versioni.

Ed è l'auto del marchio ch ha conseguito il maggior numero di successi nei Gran Premi.

Nasce nella primavera del 1937, nelle officine della Scuderia Ferrari, che a quei tempi era il reparto sperimentale della Alfa Romeo, su progetto di Gioacchino Colombo, e con la preziosa collaborazione specie per la parte sospensioni e cambio dell'ingegnere Alberto Massimino.

La sigla 158 stava ad indicare, secondo una consuetudine del tempo, la cilindrata, di 1500 cc, ed il numero dei cilindri, 8. Il motore era sovralimentato con un compressore volumetrico Roots monostadio.

Fin dalle prime prove al banco dimostrò notevoli doti di potenza e affidabilità, arrivando a sviluppare 180 CV, a 6.500 giri al minuto, potenza che alla prima apparizione in pista toccò quota 195 CV a 7.000 giri/minuto.

Nel 1947 grazie alla adozione di un compressore volumetrico Roots a due stadi si incremento notevolmente la potenza arrivando a quota 275 CV sempre a 7.500 giri/minuto. In questo anno si aggiudica il VII Grand Prix de Suisse con alla guida Jean-Pierre Wimille.

Nel 1948 a stagione inoltrata, la potenza sale ulteriormente, fino a 315 CV, sempre a 7.500 giri/minuto (modello 158/47). In quest'anno, si aggiudica il VIII Grand Prix de Suisse, del 4 luglio a Bremgarten, con Carlo Felice Trossi.

Nel 1950 al primo Campionato del Mondo di Formula uno, avviene il debutto dell'Alfetta con una squadra completamente nuova, composta da Nino Farina, Luigi Fagioli e Juan Manuel. La squadra era soprannominata la squadra delle tre "F" , che porterà alla vittoria ben undici volte la 158, su undici gare disputate.

Quest'ultima versione raggiunse una potenza di 350 CV, a 8.600 giri/minuto, con un peso di soli 700 kg, portò il rapporto peso/potenza al notevole (per quei tempi) valore di 2 kg/CV.

Tutti i piloti che ebbero modo di condurla, affermarono che la 158 era affidabile ,veloce, sicura e con un estrema maneggevolezza.

La mia bellissima 90 😍 Solo splendidi ricordi.
15/06/2026

La mia bellissima 90 😍 Solo splendidi ricordi.

Alfa Romeo GT 1750 TBi Q2 vs GT 3.2 V6: Il Verdetto dell'Inferno Verde(ATTENZIONE! PER CHI NON LEGGE OLTRE LE PRIME DUE ...
14/06/2026

Alfa Romeo GT 1750 TBi Q2 vs GT 3.2 V6: Il Verdetto dell'Inferno Verde

(ATTENZIONE! PER CHI NON LEGGE OLTRE LE PRIME DUE RIGHE!!!
Auto di pura fantasia. Il test riportato si basa sulla simulazione dei tempi della 3.2, rielaborati tramite simulatore in base alle nuove caratteristiche acquisite con lo swap del motore, quali: leggerezza, handling migliorato grazie a una migliore ripartizione dei pesi, coppia ed erogazione della stessa.)

L'Alfa Romeo GT 1750 TBi è un progetto di ingegneria purissima che esalta la dinamica di guida analogica, priva di filtri elettronici, dove la prestazione è generata esclusivamente da componenti nobili e soluzioni geometriche d'eccellenza.

Sotto il cofano pulsa il quattro cilindri da 1.742 cc con monoblocco in alluminio di derivazione 4C, una scelta che garantisce leggerezza e un bilanciamento ottimale dei pesi mantenendo l'auto a 1.280 kg in configurazione stradale. Il motore è configurato con i suoi parametri di fabbrica originali, erogando una potenza massima di 240 CV a 5.750 giri/min e una coppia massima di 350 Nm costanti a partire da 2.000 giri/min. Questo è reso possibile dalla tecnologia Scavenging, che elimina il turbo lag coordinando l'incrocio delle valvole e garantendo una risposta istantanea del turbo K*K K04 fin dai bassi regimi. Per scaricare a terra questa forza in modo lineare, all'interno della trasmissione manuale a 6 marce è installato un differenziale autobloccante meccanico Torsen a ingranaggi elicoidali. Il Torsen lavora in modo puramente autonomo e termomeccanico, rilevando la perdita di aderenza della ruota interna alla curva per trasferire istantaneamente la forza motrice alla ruota esterna, azzerando così il sottosterzo in uscita. Questa gestione della trazione lavora in perfetta armonia con il leggendario servosterzo idraulico dell'Alfa GT, restituendo un feedback al volante sincero, preciso e privo di reazioni violente sulle mani del pilota. Il vero segreto dell'efficacia della vettura risiede negli schemi delle sospensioni, derivati direttamente dall'esperienza del Reparto Corse Alfa Romeo nelle competizioni Turismo. L'avantreno adotta un sistema a quadrilatero alto che mantiene l'impronta a terra dello pneumatico sempre al 100% durante il rollio e, separando le forze di sterzata da quelle di ammortizzamento, offre un inserimento in curva chirurgico e fulmineo. Al retrotreno risponde lo schema autosterzante a evoluzione elastocinematica: sotto l'effetto della forza laterale in curva, speciali boccole a deformazione programmata costringono le ruote posteriori a convergere di pochi gradi nella stessa direzione dell'anteriore, generando una stabilità totale nei cambi di direzione ad alta velocità e annullando le sbandate. Per testare il potenziale di questa combinazione meccanica, lo stesso pilota ha affrontato i 20,8 km del leggendario Nürburgring Nordschleife guidando prima la GT 1750 TBi e successivamente l'Alfa GT 3.2 V6 originale, anch'essa equipaggiata con il differenziale Torsen, per analizzarne le differenze dinamiche. Al volante della TBi da 1.280 kg, il cronometro si è fermato sul tempo ufficiale di 8 minuti e 19 secondi nel giro Bridge-to-Gantry. Durante il test, la massa contenuta ha offerto la giusta inerzia nei tratti veloci come Flugplatz, dove il Torsen ha eliminato i pattinamenti sui dossi, mentre il quadrilatero alto anteriore copiava l'asfalto senza fenomeni di galleggiamento. Nella micidiale compressione della Fuchsröhre a 230 km/h, il ponte posteriore autosterzante della TBi ha assorbito lo schiacciamento stabilizzando la coda prima della violenta staccata di Adenauer Forst, dove l'avantreno ha stampato le gomme a terra puntando la corda senza esitazioni. Infine, nella lunghissima curva del Galgenkopf, il peso ha gravato sulla ruota anteriore esterna e il Torsen ha sfruttato questo carico extra per generare il massimo grip, permettendo di spalancare il gas in anticipo prima di immettersi sul rettilineo della Döttinger Höhe, dove la vettura ha disteso le marce in sesta fino a una velocità massima di 245 km/h. Rimontando lo stesso pilota sull'Alfa GT 3.2 V6, il verdetto del cronometro si è fissato invece su 8 minuti e 24 secondi, cedendo 5 secondi netti rispetto alla versione turbo. Pur condividendo la medesima potenza di 240 CV espressa a 6.200 giri/min, la versione mossa dal mitico motore aspirato Busso sconta i 130 kg in più sull'avantreno, fermando l'ago della bilancia a quota 1.410 kg. Nella sequenza di curve strette di Hatzenbach, il pilota avverte la maggiore inerzia strutturale del pesante monoblocco V6, che rende l'inserimento in curva meno fulmineo e i cambi di direzione più impegnativi rispetto alla agile TBi. Anche l'erogazione gioca un ruolo chiave nel distacco: in salita verso Flugplatz, la TBi esce forte grazie ai 350 Nm già disponibili a 2.000 giri, mentre il Busso esprime i suoi 300 Nm di coppia massima molto più in alto, a 4.800 giri/min, costringendo il pilota a lavorare molto di più con il cambio manuale per mantenere il motore nella zona alta del contagiri. Nello stretto di Adenauer Forst emerge la diversa natura del Torsen con i due motori: se sulla TBi deve gestire la coppia immediata del turbo, sulla 3.2 V6 la spinta arriva in modo così lineare e progressivo da azzerare ogni minima reazione allo sterzo, risultando eccezionalmente fluida pur se meno esplosiva. Nel lungo rettilineo della Döttinger Höhe, infine, la 3.2 V6 sfodera il suo carattere da vera purosangue, facendo urlare il V6 Busso oltre i 5.000 giri e recuperando terreno fino a toccare i 243 km/h di velocità massima. Questo confronto diretto dimostra che, sebbene il fascino e l'allungo del sei cilindri aspirato restino inimitabili, i 130 kg in meno e la generosa coppia ai bassi regimi del moderno 1750 TBi rendono la GT più agile, affilata ed efficace tra i cordoli dell'Inferno Verde.

Dove il design incontra la strada.
13/06/2026

Dove il design incontra la strada.

Essere Alfisti significa amare ciò che avrebbe potuto essere. "Se ti piace, condividilo! E se non l'hai ancora fatto, me...
11/06/2026

Essere Alfisti significa amare ciò che avrebbe potuto essere.

"Se ti piace, condividilo! E se non l'hai ancora fatto, metti 'Mi piace' alla pagina e attiva il 'Segui'. Grazie! 🙏 ❤️🐍🇮🇹"

Ieri notte, riorganizzando la pagina, scorrevo la galleria degli album in cui conservo tutti gli articoli che ho scritto sulla storia dell'Alfa Romeo. Dalle sue origini alle gare, dagli aneddoti ai piloti, fino alle innumerevoli vittorie conseguite in questi 116 anni di vita: solo lei possiede un palmarès così infinito, nessun altro marchio può vantarne uno simile. Sicuramente ne avrò tralasciata qualcuna sono veramente tante le fantastiche auto che ho raccontato. La storia di questo marchio non può certo essere racchiusa in quattro righe o in qualche foto. A un certo punto mi sono soffermato a pensare: caspita, quanti progetti magnifici purtroppo non hanno mai preso vita! Penso alla Scarabeo I, alla Scarabeo II, o alla magnifica Sprint 6C e a tante altre. Proprio in quel momento mi si è illuminata la mente. Passando sopra l'articolo dell'Alfa GT, ho pensato a che peccato sia stato: un'auto così avrebbe avuto una lunghissima vita, logicamente con tutti gli aggiornamenti che ne sarebbero conseguiti nel corso del tempo. E pensare che, proprio mentre lei usciva di produzione, l'Alfa introduceva il motore 1750 Turbo sulla Giulietta e sulla 159. Allora ho immaginato una versione della GT con questo motore e con quel suo aspetto spettacolare: quadrilateri deformabili all'anteriore, un McPherson autodirezionale al posteriore e l'aggiunta di un differenziale Torsen Q2. Sarebbe stata una coupé incredibile. Un motore leggero in alluminio all'anteriore avrebbe segnato una svolta per il marchio. E ora mi domando: perché non ci hanno pensato? O forse, mi viene da pensare, qualcuno a quel progetto ci aveva anche camminato vicino, prima che le fredde logiche dei bilanci aziendali congelassero tutto in un cassetto. Se analizziamo quel trapianto meccanico solo immaginato, ci si rende conto di che arma totale sarebbe stata. La GT soffriva cronicamente il peso dei motori più grandi sull'avantreno: il leggendario e pesante V6 Busso, pur avendo un sound divino, caricava troppo l'asse anteriore. Con il 1750 TBi in alluminio la musica sarebbe cambiata totalmente. Parliamo di svariati chili in meno proprio lì davanti, una cura dimagrante che avrebbe trasformato l'inserimento in curva in qualcosa di fulmineo.
Abbinare poi questo motore a quel capolavoro di assetto che la GT già possedeva di serie avrebbe creato una magia rara. Immaginate la scena: entrate in curva veloci, i quadrilateri alti anteriori leggono l'asfalto con precisione millimetrica, lo sterzo vi comunica anche il minimo granello di polvere e, nel momento esatto in cui andate a premere l'acceleratore, il differenziale meccanico Torsen Q2 morde la strada. Niente pattinamenti, niente sottosterzo di potenza, solo la vettura che viene letteralmente fiondata verso la corda della curva, mentre il posteriore McPherson autodirezionale chiude la traiettoria con una stabilità disarmante.
Con i suoi 200 o 235 cavalli tutti presi in basso grazie al turbo, questa ipotetica GT non avrebbe temuto nessuna rivale dell'epoca, dalle tedesche alle coupé giapponesi più blasonate. Avrebbe traghettato il concetto di sportività pura e fruibile degli anni 2000 direttamente nella nuova era tecnologica del marchio, facendo da perfetto anello di congiunzione prima dell'arrivo della futuristica 4C. Invece, la storia ha preso un'altra direzione. Nel 2010 la GT è uscita di produzione in silenzio, quasi di nascosto, lasciando spazio a strategie commerciali diverse e a una gamma che pian piano si andava riducendo. Spengo lo schermo del computer, ma quegli schemi tecnici continuano a girarmi in testa. In fondo, l'essenza dell'essere alfisti è proprio questa: saper guardare oltre una scheda tecnica reale per innamorarsi di quello che avrebbe potuto essere. Una fabbrica di sogni su ruote che, anche quando rimangono incompiuti, continuano a farci ba***re il cuore e a farci scrivere pagine di autentica passione automobilistica.

Per i nuovi amici che seguono la pagina, riproponiamo questo articolo.🇮🇹 Alfa Romeo Eagle Spider by Pininfarina: il fasc...
10/06/2026

Per i nuovi amici che seguono la pagina, riproponiamo questo articolo.
🇮🇹 Alfa Romeo Eagle Spider by Pininfarina: il fascino della concept d'autore.

L'Alfa Romeo Eagle Spider by Pininfarina venne disegnata dalla mano di Aldo Brovarone e presentata ufficialmente al Salone dell'automobile di Torino del 1975. Questa concept car fu ispirata dalle vetture Sport Prototipo. La carrozzeria a cuneo è caratterizzata da un vistoso roll-bar che integra il lunotto posteriore, mentre gli interni si discostavano fortemente dal classico stile Alfa Romeo. Il cruscotto era realizzato in plastica morbida opaca, il volante p***e una razza in favore di un modello a calice e la classica e bellissima strumentazione analogica, che ha sempre caratterizzato le Alfa Romeo, venne sostituita con una più innovativa completamente digitale.
Il motore utilizzato è, ancora una volta, il leggendario bialbero a 4 cilindri in linea da 122 CV, montato di serie sulla "GT". La buona penetrazione aerodinamica e il peso di soli 1000 kg facevano ipotizzare una velocità massima di 198 km/h.
La Eagle non entrò in produzione: la dirigenza Alfa Romeo decise infatti per un ulteriore restyling della Duetto.

L'eleganza sposa la prestazione nel cuore pulsante di Alfa Romeo. Salire a bordo significa immergersi in un'opera d'arte...
09/06/2026

L'eleganza sposa la prestazione nel cuore pulsante di Alfa Romeo. Salire a bordo significa immergersi in un'opera d'arte ingegneristica, dove le finiture in carbonio e le linee avvolgenti accendono la passione e ridefiniscono il concetto stesso di guida sportiva. Un salotto ad alta velocità firmato dal Biscione.

🏁 Sfida Youngtimer al Nürburgring: 🇮🇹 Alfa Romeo 156 2.5 V6 VS  🇩🇪Audi A4 2.8 V6 Quattro La nebbia dell’Eifel si sta anc...
08/06/2026

🏁 Sfida Youngtimer al Nürburgring: 🇮🇹 Alfa Romeo 156 2.5 V6 VS 🇩🇪Audi A4 2.8 V6 Quattro

La nebbia dell’Eifel si sta ancora diradando tra i pini del Nordschleife quando la sfida tra le berline da 190 CV prende vita. È il 1998, un'epoca d'oro in cui la supremazia si gioca su filosofie ingegneristiche opposte. Da un lato la trazione integrale dell'Audi A4 B5 2.8 V6 Quattro (con le sue iconiche 5 valvole per cilindro); dall'altro la trazione anteriore dell'Alfa Romeo 156 2.5 V6, spinta dal nobile motore Busso. Il cronometro scatta e la A4 Quattro si lancia per prima. Bastano poche curve per sentire il "peccato originale" della tedesca: il generoso V6 da 2.8 litri è montato longitudinalmente, sbalzato oltre l'asse anteriore. Questa architettura, unita al peso del sistema Torsen, fa lievitare la massa a 1.400 chili. L'avantreno soffre di un sottosterzo cronico e nei cambi di direzione l'effetto pendolo si fa sentire. La trazione Quattro garantisce una motricità impeccabile in uscita, ma tra i cordoli tecnici del Ring la A4 si rivela pesante, costringendo il pilota a remare sul volante. Il passaggio sul sedile della 156 è un autentico shock culturale. Al Flugplatz il pilota si ritrova tra le mani una lama affilata. Lo sterzo è cortissimo e diretto. La chiave di questa precisione risiede nella sospensione anteriore a quadrilatero alto, derivata dalle corse, che annulla le reazioni di coppia e mantiene il muso inchiodato alla linea ideale. Nel misto stretto entra in gioco il sofisticato retrotreno MacPherson evoluto: grazie a boccole a deformazione programmata, il ponte posteriore diventa autodirezionale. L'effetto cancella il sottosterzo e proietta l'auto verso il cordolo successivo con un'agilità sconosciuta alla rivale, mentre il 2.5 Busso urla la sua sinfonia metallica fino a 7.000 giri. I 20,6 chilometri del Nordschleife ristabiliscono però un parziale equilibrio basato sulla pura forza motrice. Nel misto stretto e nei curvoni di Schwedenkreuz l'Alfa 156 capitalizza il vantaggio del telaio e di quasi un quintale in meno sulla bilancia, staccando l'Audi. Tuttavia, nelle brutali pendenze verso Kesselchen, i 280 Nm di coppia del 2.8 litri tedesco fanno valere la cilindrata superiore rispetto ai 222 Nm dell'italiana. L'A4 Quattro recupera terreno prima del rettilineo finale del Döttinger Höhe, dove entrambe si stabilizzano a circa 230 km/h. Al traguardo il verdetto è scritto: l'Alfa Romeo 156 ferma il cronometro a 8 minuti e 56 secondi, mentre l'Audi A4 Quattro taglia il traguardo cinque secondi dopo, a 9 minuti e 15 secondi. L'inserimento aftermarket di un differenziale autobloccante Torsen (come il celebre Q2 Alfa) avrebbe eliminato lo slittamento della ruota interna in salita. Esaltando il quadrilatero alto, la 156 avrebbe limato altri 4 o 5 secondi netti, fermando la clessidra a un impressionante 8:41 e infliggendo ben 10 secondi di distacco all'Audi.
Il verdetto del Nürburgring appare limpido. L'Audi A4 Quattro può far valere le sue armi solo sotto un cielo plumbeo e sull'asfalto viscido. Su pista asciutta, l'Alfa Romeo 156 2.5 V6 si impone nettamente sul cronometro e sul piano dell'emozione viscerale, consacrandosi come l'indiscussa regina della dinamica di quell'epoca.

Indirizzo

Matteotti
Rome

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