20/10/2025
LE RADICI DEL MESTIERE
Quattro anni fa in officina si presenta Antonio il mio collaboratore più anziano, mi chiede se puo' darmi una mano perché è a casa in pensione e lui non ci sta!
Mentre mi raccontava la sua storia ho notato le sue mani: grandi, forti, segnate dal tempo e dal lavoro.
Da come parlava, si capiva subito che non era uno qualunque.
Aveva quel modo di guardare e di spiegare le cose che solo chi ha vissuto l’officina per una vita può avere.
Gli ho chiesto se non fosse stanco !
Mi ha sorriso e mi ha detto:
«Ho fatto il meccanico… per più di sessant’anni non so cosé la stanchezza.»
Poi ha continuato:
«Oggi siete fortunati, sapete? Ai miei tempi non c’erano i ponti elevatori.
C’era la buca… oppure il cricco, i cavalletti e giù, sdraiati sotto la macchina.
Con una 10, una 13, una 17, le pinze e un cacciavite lungo si faceva quasi tutto.
E si lavorava da ragazzi, già a dodici anni. Tutti i giorni, anche la domenica.»
L’ho ascoltato in silenzio.
Quelle parole avevano il peso delle mani consumate, ma anche la leggerezza dell’orgoglio.
Ho pensato a quanto rispetto meritano persone così.
Non solo per quello che hanno fatto, ma per come lo hanno fatto:
con fatica, dedizione e cuore.
In un mondo che corre troppo veloce, loro ci ricordano da dove veniamo.
Ed oggi Antonio e al nostro fianco che ci guida !