DAD Vintage Car Club

DAD Vintage Car Club Club Auto Storiche

Alcuni esempi di auto immatricolate nel 1994Fiat PuntoLa Fiat Punto del 1993 è la prima, di una famiglia di vetture di t...
26/05/2014

Alcuni esempi di auto immatricolate nel 1994
Fiat Punto
La Fiat Punto del 1993 è la prima, di una famiglia di vetture di tipo utilitaria, prodotta dalla casa automobilistica italiana Fiat concepita come erede della Fiat Uno. La sua produzione, quindi, è iniziata nel 1993 per cessare nel 1999 anno in cui è stata sostituita dalla seconda serie del 1999.

La prima apparizione di questo modello (numero di progetto 176) risale al Salone dell'automobile di Francoforte del 1993, disegnata da Giorgetto Giugiaro (come l'auto che andava a sostituire) era più lunga di 7 cm rispetto alla sua progenitrice, raggiungendo i 376 centimentri di lunghezza, i 145 di altezza (4 cm in più) e i 162 di larghezza (quasi 7 in più della Uno). L'accoglienza della critica e del pubblico furono in ogni caso molto positive e la Punto riuscì ad aggiudicarsi nel 1995 l'ambito titolo di Auto dell'anno. In quell'anno risultò essere anche l'auto più venduta in Italia sia nella versione a benzina che diesel,dopo aver venduto nel primo anno di commercializzazione, tra il 1993 e il 1994, circa 640.000 unità. Ha raggiunto il traguardo di un milione e mezzo di auto vendute in appena un anno e mezzo di vendite.

Per quanto riguarda l'impostazione generale seguì la tradizione delle auto di quel periodo, con motore e trazione anteriori e carrozzeria a 2 volumi con portellone posteriore per accedere più comodamente al vano bagagli.

Sin dall'uscita sul mercato il modello è stato reso disponibile in 14 colori e 31 versioni tra cui una sportiva, la GT. La scelta possibile era fra tre e cinque porte, tre livelli di allestimento con motore benzina dai 1100 ai 1600 cm³ di cilindrata e con cambio manuale a 5 marce o automatico a variazione continua controllato elettronicamente, e Motore Diesel da 1700 cm³ in versioni aspirata e TD.

Polizia, Carabinieri, in misura minore Guardia di Finanza e altri corpi, hanno utilizzato per anni questa vettura. Tuttora diversi esemplari sono in servizio anche se il loro numero irrimediabilmente si sta assottigliando col tempo.

La versione GT

La versione GT era la più sportiva della gamma con un motore da 1372 cm³, lo stesso della Fiat Uno Turbo seconda serie (e derivante a sua volta dal motore della Fiat 128) fornito di turbocompressore IHI VL7-2 con intercooler, erogante 136 CV (il prima serie) ed in grado di spingere l'autovettura oltre i 200 km/h e accelerare da 0 a 100 km/h in 7,9 secondi.
Veniva fornita con la dotazione di serie delle versioni "ELX" con in più: specchietti elettrici riscaldabili in tinta carrozzeria, cerchi in lega da 14" con canale da 5,5j su gomme 185/55, minigonne, lavafari sul paraurti anteriore, ABS a 4 sensori, fari regolabili in altezza, sedili sportivi (lato guida regolabile in altezza), volante in pelle regolabile in altezza, pomello e cuffia cambio in pelle. A richiesta: 2 airbag (quello dal lato guida di serie dal 1995), climatizzatore, interni in pelle dedicati e i vari optional previsti per l'intera gamma.
La Punto GT ha subìto due restyling: nel primo, datato 1995, i fari anteriori sono sostituiti con dei gruppi dalle stesse caratteristiche ma color fumé (infatti quelli della versione originale erano gli stessi a doppia parabola della Punto ELX) le minigonne sottoporta ora sono verniciate in tinta carrozzeria, cambia il logo "gt" sul portellone e sulle fiancate i paracolpi perdono la striscia rossa, il quadro strumentazione passa dal nero al bianco, i sedili assumono una seduta più bassa ed un profilo più avvolgente, il volante sempre rivestito in pelle viene sostituito con lo stesso usato per la Fiat barchetta e per la Fiat Coupé. Inoltre le cartelle delle portiere diventano piatte e imbottite anziché sagomate.
Il secondo restyling (1997) esteticamente ha visto pochi cambiamenti: il cruscotto passa dal color grigio chiaro a scuro, così come le plastiche interne, il rivestimento dei sedili presenta i loghi GT, il condizionatore viene offerto di serie, gli specchi esterni sempre elettrici e in tinta, presentano ora una calottina smontabile. Leggermente ridotta la dotazione di serie interna. Modifiche piuttosto importanti, invece, per quanto riguarda il motore: viene sostituita la testa, la valvola del minimo, l'albero a camme ed altri particolari di minore importanza per rientrare nei parametri di emissioni inquinanti previsti dalla categoria Euro 2, i CV scendono a 133 che consentono di passare da 0–100 km/h in 8,2 secondi. Potenziato l'impianto frenante.

Fiat Punto Abarth

Fin dall'inizio Fiat aveva deciso che la Punto GT non avrebbe dovuto essere la Punto più potente. Infatti era stato previsto un modello dal semplice nome di Abarth, con poche differenze estetiche rispetto alla GT (solo i parafanghi avrebbero dovuto essere più bombati rispetto a quelli standard) ma con una differenza abissale nella scelta del motore. Fiat era indecisa se utilizzare un 1800 cm³ o un 2000 cm³. La potenza sarebbe stata portata a circa 150 cavalli. La Punto Abarth non è mai stata commercializzata.

Fiat Punto Cabrio

Nel 1994 fece il suo debutto anche la Punto Cabrio, versione scoperta dell'utilitaria italiana, disegnata e prodotta da Bertone, che differiva dalla Punto normale nella fanaleria posteriore, oltre che, ovviamente, nella linea. Montava un motore a benzina con 60 CV o 88 CV. Commercializzata a partire dall'estate di quell'anno, ne sono stati ordinati circa dodicimila esemplari in pochi mesi in tutta Europa.

La motorizzazione 1100 benzina si poteva avere anche accoppiata ad un cambio meccanico a 6 rapporti nella versione 55 6Speed (in seguito anche Team). Tale versione era caratterizzata da un rapporto finale della trasmissione più corto rispetto al 5 marce, il che conferiva ulteriori doti di accelerazione e ripresa.

Gli allestimenti andavano dal più spartano S, all'intermedio SX che aggiunge vetri elettrici, contagiri, termometro acqua e gli indicatori di direzione anteriori trasparenti. Infine c'è l'ELX, riconoscibile esternamente per i paraurti in tinta, che ha la spia della mancata chiusura delle porte e rivestimenti interni migliori. Fra gli optional predisposizione autoradio, ABS, servosterzo e aria condizionata. Da menzionare la presenza di allestimenti speciali come ED, acronimo di "Economy Drive", che rappresentava una Punto 55 S con diversi rapporti al cambio, e HSD, acronimo di High Safety Drive, quest'ultimo rappresentava una Punto 75 SX avente di serie doppio airbag, servosterzo, climatizzatore, poggiatesta posteriori e ABS. Dal telaio della Punto nacque l'autovettura spyder Fiat Barchetta.

Alcuni esempi di auto immatricolate nel 1994Fiat 500La vettura venne progettata dal designer Ermanno Cressoni in collabo...
26/05/2014

Alcuni esempi di auto immatricolate nel 1994
Fiat 500
La vettura venne progettata dal designer Ermanno Cressoni in collaborazione con Antonio Piovano; gli interni vennero invece disegnati da Claudio Mottino e Giuseppe Bertolusso. È stata la prima vettura della casa torinese ad essere prodotta esclusivamente in Polonia, nella fabbrica di Tychy, prima in affiancamento poi in sostituzione dalla 126.

Le origini della Cinquecento possono essere fatte risalire ai primi anni ottanta, coi progetti finalizzati ai trasporti (PFT) del CNR per lo studio di un veicolo supereconomico, dai quali vennero sviluppati una serie di prototipi (con sigle da X1/72 a X1/79) soprannominati "Nuova Topolino" e "Micro" dalla stampa specializzata.Parallelamente, anche FSM, non ancora completamente nell'orbita FIAT, stava studiando con BOSMAL un progetto di auto piccola e all'avanguardia, che culminerà nella concept Beskid 106. Infine, l'acquisizione di FSM da parte del gruppo automobilistico italiano, portò all'abbandono di questo prototipo in favore d'una vettura che riprendeva alcuni dei concetti della serie X1/7 degli anni precedenti: in questo senso, fino al 1993 le vetture prodotte in terra polacca erano marchiate FSM anziché FIAT.

La Cinquecento era particolarmente avanzata nel profilo tecnico, essendo dotata di carrozzeria squadrata e compatta a 3 porte, motore e trazione anteriore, sospensioni a ruote indipendenti, freni a disco anteriori, e optional quali: vetri elettrici, aria condizionata, correttore assetto fari, chiusura centralizzata, antifurto elettronico, tettuccio apribile e sedile posteriore sdoppiato. La Cinquecento è stata inoltre la prima FIAT ad adottare il nuovo logo rettangolare a sfondo blu.

La Cinquecento Sporting
Nell'ottobre 1994 venne presentata la Cinquecento Sporting. Questa versione montava il motore FIRE un 1.1 aspirato a 8 valvole con monoalbero a camme, lo stesso già montato dal 1993 sulla Punto 55. Per questa versione venne ridisegnato l'assetto e ribassate ed irrigidite le sospensioni, incrementandone dunque l'aerodinamica. Era equipaggiata inoltre di volante e cambio in pelle, sedili anatomici con impostazione sportiva, vetri atermici, cerchi in lega leggera e terminale di scarico cromato.

Dopo quattro anni di produzione, nel 1995 fu presentato un lieve aggiornamento della gamma; permaneva la versione ED, mentre per le restanti motorizzazioni la gamma si ampliò agli allestimenti: S, SX e Suite; quest'ultima era la versione più completa di serie, equipaggiata di coppe ruote integrali, climatizzatore e airbag.

Un ulteriore aggiornamento della gamma si ebbe nel 1996 quando fu presentata la versione Soleil, con l'aggiunta del tetto apribile in tela, mentre la versione ED fu sostituita dalla versione Young. In seguito alla realizzazione della versione Soleil, venne predisposto come nuovo optional il tettuccio apribile in vetro su tutte le altre versioni della Cinquecento. L'ultimo effettivo aggiornamento della gamma si ebbe con la versione Hobby, prodotta nel 1997.

La produzione terminò nel 1998, con l'introduzione della Seicento che l'andò a sostituire nei listini. In seguito all'effettiva cessazione dell'assemblaggio, FIAT ha ufficialmente consegnato gli ultimi esemplari di maggior rilievo storico e collezionistico della Cinquecento, quali la Trofeo e la Sporting, al Museo della Tecnologia di Varsavia.

Alcuni esempi di auto immatricolate nel 1994FERRARI 348La Ferrari 348, è una autovettura sportiva a motore centrale prod...
22/05/2014

Alcuni esempi di auto immatricolate nel 1994
FERRARI 348

La Ferrari 348, è una autovettura sportiva a motore centrale
prodotta dalla Ferrari. Nelle versioni TB, TS e successivi sviluppi fu commercializzata dal 1989 al 1995 in sostituzione della Ferrari 328.

Anche in questo caso, come in molti precedenti, per la sigla che denomina l'auto fu scelta l'indicazione numerica della cilindrata, 3,4 l (3.405 cm³ per esattezza), seguita dall'indicazione del numero dei cilindri. Invece gli acronimi "TB" e "TS" stanno rispettivamente per "Trasversale Berlinetta" e "Trasversale Spider". Il termine "Trasversale" è riferito alla posizione del cambio rispetto all'asse longitudinale della vettura. Il motore V8 è invece montato longitudinalmente.

La coupé, denominata TB, è caratterizzata dalla tipica carrozzeria berlinetta mentre la TS è dotata di hard-top asportabile che la fa inserire nel tipo di auto definite come vetture Targa. Il primo esemplare prodotto fu una 348 TS bianca con specifiche del Nord America.

La Ferrari 348 fu presentata nel mese di Ottobre del 1989 al Salone dell'Auto di Francoforte. Il prezzo di listino, al momento del debutto, era di 140 milioni di lire. Il design della 348 si deve a Leonardo Fioravanti che prestava la sua opera presso Pininfarina ed era contraddistinto dai fari anteriori a scomparsa e dalle fiancate laterali a lamelle mutuate dalla Ferrari Testarossa. Per questo particolare la 348 è soprannominata "la piccola Testarossa".

Nel 1993 fu introdotta la 348 Spider con capote in tela ripiegabile. Questa versione portò in dote alla gamma anche diversi aggiornamenti di natura sia estetica che meccanica, e la ridenominazione delle precedenti versioni TB e TS rispettivamente in GTB e GTS. La potenza aumentò da 300 a 320cv; lo spoiler anteriore e le minigonne laterali erano ora in tinta carrozzeria.

La 348 fu prodotta in 8.844 esemplari così suddivisi: 2.894 esemplari nella versione TB, 4.228 nella versione TS; 222 esemplari nella versione GTB; 218 esemplari nella versione GTS; 1.146 esemplari nella versione Spider. Inoltre furono costruiti: 56 esemplari nella versione "GT Competizione" e 80 esemplari "Serie Speciale USA". Sono da citare le 348 personalizzate da Zagato (22 esemplari) e Michelotto (11 esemplari).

La Ferrari 348 fu sostituita nel catalogo Ferrari dalla F355 presentata nel 1994.

La 348 ha rappresentato un cambiamento radicale della filosofia costruttiva Ferrari. Per la prima volta nella storia della Ferrari su produzione di serie, il telaio non era tubolare ma bensì uno scatolato in acciaio con un sottotelaio tubolare posteriore imbullonato al telaio principale che ospitava il motore. La carrozzeria era in acciaio con alcuni particolari in alluminio (portelloni anteriore/posteriore). I test eseguiti in Ferrari sul telaio della 348 rilevarono un incremento del 60% della rigidità torsionale rispetto ai telai tubolari delle auto precedentemente prodotte[senza fonte]. Tuttavia l'ingegner Mauro Forghieri ha definito la 348 come il punto più basso della storia Ferrari: costruita secondo i procedimenti FIAT, tra i difetti vi era il telaio che si deformava a tal punto che il tettuccio smontabile non rientrava nel suo alloggiamento.

La 348 si trova particolarmente a suo agio nell'uso sportivo essendo ben equilibrata ed agile grazie al posizionamento centrale del suo motore V8, all'adozione del carter secco che ha permesso di avvicinare il motore al suolo di ben 13 cm. rispetto ai modelli precedenti, all'assetto estremamente rigido che la rende quasi priva di rollio e grazie al suo sterzo preciso e diretto che la rende estremamente reattiva.

Dal 1993 al 1995 fu allestita la versione da competizione, ovvero la 348 Challenge. Questa versione non era altro che una 348 TB oppure TS equipaggiata con un Kit fornito a pagamento dalla stessa Ferrari che comprendeva scarichi diretti, sedili in carbonio, roll-bar, assetto ribassato, cerchi da 18" in magnesio, estintore di bordo e altri particolari per incrementare le prestazioni del motore oltre al supporto tecnico in pista per la partecipazione al campionato monomarca "Ferrari Challenge" che nacque nel 1993 proprio con la 348. Fu sostituita dalla F355 Challenge nel 1995.

Alcuni esempi di auto immatricolate nel 1994Bmw serie 3 (progetto E36)Il progetto E36, volto alla realizzazione dell'ere...
19/05/2014

Alcuni esempi di auto immatricolate nel 1994
Bmw serie 3 (progetto E36)
Il progetto E36, volto alla realizzazione dell'erede della E30, ebbe inizio a metà degli anni ottanta. La E30 in produzione a quell'epoca stava riscuotendo un gran successo di vendite, malgrado alcuni difetti ancora non risolti come l'abitabilità interna migliorabile. Per la futura terza generazione della Serie 3, oltretutto, si ritenne opportuno far lievitare le dimensioni esterne, poiché così facendo, da una parte ci si sarebbe potuti mantenere al passo con la concorrenza, che sfornava modelli di sempre maggiori dimensioni ad ogni cambio generazionale, mentre dall'altra si sarebbe potuto risolvere o quantomeno migliorare il problema legato all'abitabilità. Un'altra specifica richiesta dai vertici BMW in fase di avvio del progetto fu quella di migliorare l'aspetto legato ai consumi di carburante e all'efficienza dei motori, nonché ai costi di esercizio. Ed ancora, si richiese ai progettisti della Casa dell'Elica di ottimizzare anche il fattore sicurezza. Infine, un'altra richiesta fu quella di ridurre al minimo possibile (per l'epoca, si intende) l'impatto ambientale legato al ciclo vitale di ogni esemplare. Più nello specifico, si richiese che la vettura fosse assemblata con componenti riciclabili per almeno l'80%.
L'incarico di disegnare il nuovo modello fu nuovamente affidato a Claus Luthe, qui in uno dei suoi ultimi incarichi alla Casa di Monaco.
Per quanto riguarda la meccanica, venne imposta una maggior maneggevolezza e migliori doti dinamiche in generale. A questo proposito va citato un aneddoto: si scelse per tali esigenze di rivedere il comparto sospensioni, in particolare il retrotreno. Per testare queste nuove geometrie venne realizzato nel 1986 un prototipo con carrozzeria roadster che montava il nuovo retrotreno denominato Z-link. Tale prototipo ebbe un tale successo di pubblico che alla BMW ne decisero la produzione in piccola serie con la denominazione commerciale di BMW Z1.
Il debutto della nuova Serie 3 avvenne nell'ottobre del 1990 in Francia, presso il Circuito Prove di Miramas, quando il modello venne presentato finalmente alla stampa.
Come si è già detto, la E36 fu uno degli ultimi lavori di Claus Luthe presso la BMW, prima dei nefasti eventi che colpirono tragicamente la vita personale del capo designer tedesco, delle conseguenti vicende giudiziarie e delle definitive dimissioni di questi dall'azienda tedesca. Stilisticamente, la nuova E36 non aveva praticamente nulla a che vedere con la precedente E30: più grande ed imponente (sebbene fosse rimasta al di sotto dei quattro metri e mezzo di lunghezza), vantava soluzioni destinate a tracciare il nuovo corso stilistico BMW anche dopo l'addio di Luthe e l'arrivo di Chris Bangle dal Gruppo Fiat.
Da qualunque prospettiva si osservasse la nuova Serie 3, l'impressione era quella di avere a che fare con un'auto massiccia, robusta e che dava un gran senso di sicurezza. Il frontale mostrava già le prime grandi novità: prima di tutto i gruppi ottici anteriori, non più a fari tondi sdoppiati e non più circondati da una calandra uniforme per tutta la lunghezza del muso. Nella E36 erano infatti presenti doppi gruppi ottici racchiusi sotto un unico proiettore, mentre gli indicatori di direzione vennero integrati ai lati dei gruppi ottici stessi, sebbene al di fuori della zona carenata; ed ancora, lo scudo paraurti era del tutto nuovo, più massiccio, anche se il fatto di aver optato per la realizzazione in plastica grezza non verniciata fece storcere il naso a non pochi osservatori (in seguito verrà infatti sostituito con uno scudo paraurti in tinta).
Linee più massicce che in precedenza anche per la vista laterale, dove il profilo del muso era più arrotondato e più aerodinamico, grazie anche ai montanti più inclinati, sia anteriormente che posteriormente. A tale proposito, va detto che un buon lavoro venne svolto sul fronte della penetrazione aerodinamica, come peraltro dimostrato dal Cx pari a 0.29, decisamente ottimizzato rispetto alla E30. La ricerca aerodinamica fu voluta per contribuire al contenimento dei consumi: a ciò contribuirono anche gli stessi fari anteriori carenati. I montanti posteriori, che tra l'altro intergravano l'incofondibile soluzione del "gomito di Hofmeister", erano anche molto più massicci e ad accentuare la sensazione di robustezza nella fiancata contribuiva anche la linea di cintura sensibilmente più alta rispetto alla precedente generazione della Serie 3.
La coda era caratterizzata da un taglio più netto che in passato, grazie anche al padiglione spiovente che la faceva sembrare più corta. Il suo disegno concavo e tronco era dato anche dalla presenza appena visibile di uno spoiler integrato che donava dinamismo alla visione d'insieme. I fari posteriori di nuovo disegno e di forma trapezoidale erano più corti ed avvolgenti che non nella E30, ed in parte erano integrati nel portellone bagagli.
Gli interni della E36 erano più curati che nella E30. In effetti, un gran lavoro era stato svolto a livello di ergonomia, andando ad ottimizzare il già noto cockpit rivolto verso il conducente. Anche a livello di finitura, si lavorò per eliminare quei difetti venuti alla luce nella precedente generazione, vale a dire le plastiche non di qualità eccelsa, così come i rivestimenti in tessuto (la pelle era optional), ed inoltre, il tetto apribile con guarnizioni che tendevano a deteriorarsi lasciando filtrare l'acqua dopo un acquazzone o un lavaggio. Tali problemi costituirono dei veri grattacapi per i progettisti, i quali alla fine riuscirono nell'intento di introdurre finiture più accurate e migliori materiali. La strumentazione era essenziale ed il disegno della plancia era tutt'altro che allegro e/o personale, ma questo elevato livello di sobrietà sarebbe stata una caratteristica che avrebbe accompagnato anche le due successive generazioni della Serie 3. Sempre a proposito della plancia, va detto che venne ridisegnata, oltre che per renderne più attuale l'aspetto, anche per poter ospitare gli airbag, disponibili a richiesta. Rimase però quasi immutato rispetto a prima il livello di abitabilità. Nonostante le dimensioni sensibilmente aumentate, lo spazio a disposizione dei passeggeri posteriori crebbe di soli 3.8 cm. Gli 11 cm in più nella lunghezza del corpo vettura vennero fondamentalmente dedicati all'adeguamento del frontale alle normative anticrash ed alla capacità del bagagliaio.
Il modesto risultato di 1.5 stelle EuroNCAP ottenuto dalla E36 durante le prove di crash test non deve dare luogo ad equivoci[interpretazione POV]: durante i crash test effettuati all'inizio della sua carriera, la E36 riuscì a soddisfare anche le normative USA dell'epoca[senza fonte], affermandosi quindi come un'auto ben progettata sotto il profilo della sicurezza[POV]. Merito anche della struttura monoscocca molto più rigida che non nella E30 (si parla di un 45% in più rispetto al modello uscente) e del passo molto più allungato (13 cm in più) rispetto al precedente modello, quest'ultimo un fattore che significava maggior stabilità alle alte velocità. Come già accennato, gran parte dell'aumento di ingombri in lunghezza venne dedicato alla realizzazione di un frontale caratterizzato da un più efficace assorbimento degli urti. Inoltre, vennero utilizzati in gran parte lamiere zincate e altre componenti di carrozzeria in plastica. Quest'ultima soluzione contribuì al contenimento del peso e quindi anche al risparmio di carburante. La stabilità su strada e quindi anche la sicurezza furono fattori ottimizzati anche dalla perfetta ripartizione dei pesi tra aventreno e retrotreno, esattamente del 50% su ogni asse.
Per quanto riguardava le sospensioni, la BMW riprese l'avantreno della E30, con architettura di tipo MacPherson, mentre per quanto riguardava il retrotreno fece il suo debutto il nuovo schema Z-link sperimentato originariamente sulla concept che avrebbe dato i natali alla Z1. Questo nuovo schema, che pochi anni dopo si sarebbe evoluto come schema multilink e che in seguito sarebbe divenuta un must per tutti i modelli premium, fu all'epoca una delle prime soluzioni multilink mai introdotte in un'autovettura stradale (la prima fu la Mercedes-Benz 190 già nel 1982, ma prima della E36 vi fu anche la già citata Z1). Non era ancora un multilink in senso stretto, ma un braccio longitudinale coadiuvato da altri due bracci sovrapposti. Su entrambi gli assi furono montati ovviamente ammortizzatori idraulici telescopici, molle elicoidali e barre stabilizzatrici.
L'impianto frenante era di tipo misto nelle versioni con motore a 4 cilindri, mentre prevedeva freni a disco sulle quattro ruote nelle versioni con motore a 6 cilindri. In questo caso, i dischi anteriori erano di tipo autoventilante. L'ABS era di serie su tutta la gamma. Quanto allo sterzo, venne mantenuta l'economica ma efficace soluzione a cremagliera: il sevosterzo era di serie su tutta la gamma, tranne che nei primissimi esemplari della versione di base, cioè la 316i. Ma pochissimo tempo dopo il lancio commerciale, anche questo modello poté usufruire della servoassistenza.
Al suo debutto, la E36 venne proposta in quattro motorizzazioni, tutte a benzina, tutte ad iniezione e tutte catalizzate:

316i, versione di accesso alla gamma, equipaggiata con il motore monoalbero M40 da 1596 cm³ già montato sulla 316i E30 ed in grado di erogare una potenza massima di 100 CV;
318i, con motore monoalbero M40 da 1796 cm³ della potenza massima di 113 CV;
320i, con il nuovo motore bialbero M50 da 1991 cm³ in grado di erogare una potenza massima di 150 CV;
325i, versione di punta equipaggiata con il nuovo bialbero M50 da 2494 cm³ della potenza massima di 192 CV.
Per quanto riguarda le varianti di trasmissione, era previsto di serie su tutta la gamma un cambio manuale a 5 marce, ma a richiesta si poteva optare per un cambio automatico con convertitore di coppia, che nelle versioni con motore a 4 cilindri (316i e 318i) era a 4 rapporti, mentre nelle altre due era a 5 rapporti.

Un altro dei punti deboli della E36 stava nella dotazione, non di certo da prima della classe, specie considerando il prezzo elevato di ogni versione. La dotazione di serie in comune tra tutte le versioni previste al debutto comprendeva: ABS, chiusura centralizzata, retrovisori esterni elettrici, servosterzo e vetri elettrici anteriori. Quanto elencato era tutto ciò ce di serie si poteva trovare nei modelli 316i e 318i. I modelli 320i e 325i, invece, potevano contare anche su climatizzatore con funzione di ricircolo aria, vetri elettrici posteriori e volante regolabile, accessori che invece erano optional nei due modelli di base.
La lista optional comune a tutte le versioni comprendeva: airbag lato guida e passeggero, cambio automatico, divano posteriore sdoppiabile e tetto apribile. La 325i poteva avere a richiesta anche il controllo di trazione.

E36 Coupé

Vista posteriore di una Serie Coupé E36, che evidenzia alcune differenze con la berlina
La coupé su base E36 venne introdotta nel 1992: apparentemente molto simile alla berlina da cui deriva, nascondeva in realtà molti particolari del tutto rivisti. Se si esclude il più evidente, ossia la presenza di due sole porte anziché quattro, la E36 Coupé era caratterizzata da un ridisegnamento pressoché totale della carrozzeria. La parte superiore del corpo vettura, quella che comprende la superficie vetrata, mostrava il differente andamento dei montanti, sia quelli posteriori che quelli anteriori, in entrambi i casi più inclinati. Ciò portava come conseguenza anche il fatto di avere un tetto più basso e quindi un corpo vettura più profilato. Anche il montante centrale era più nascosto, e comunque non era integrato nelle due portiere. In conseguenza di tutto ciò, anche i finestrini, sia quelli discendenti che quelli fissi, erano ridisegnati, in particolare quelli posteriori. Posteriormente si potevano invece notare i fari ridisegnati, più ridotti in altezza e meno spigolosi.
All'interno dell'abitacolo, anche se la vettura era omologata per cinque persone, l'abitabilità era buona solo per quattro, e più che altro solo nei sedili anteriori, mentre che sedeva dietro si trovava in ogni caso un po' più sacrificato. Per il resto, si ritrovavano le stesse caratteristiche delle altre versioni della gamma E36.
Al suo debutto, la E36 Coupé era disponibile nelle seguenti versioni:

318iS, vera novità della gamma, inizialmente non prevista per altre configurazioni di carrozzeria ed equipaggiata con il 1.8 16v da 140 CV, già visto nella 318iS E30;
320i, spinta dal 2 litri da 150 CV presente anche nelle altre varianti di carrozzeria;
325i, equipaggiata dal 2.5 litri da 192 CV anch'esso già proposto sulla berlina;
M3, versione top, spinta dal potente 3 litri da 286 CV.

Vale la pena sottolineare che i modelli 320i e 325i montavano fin dal debutto il dispositivo di fasatura variabile Vanos. Nel 1993 la gamma si arricchì con l'arrivo della 316i Coupé, con la quale si voleva dare la possibilità di avere una Serie 3 Coupé anche a chi disponeva di budget più limitati. Contemporaneamente, anche per la coupé venne introdotto l'allestimento Europa, più semplificato ed economico. Anche la coupé, inoltre, beneficiò degli aggiornamenti previsti anche per le altre versioni relativamente alla base della gamma.
Alla fine del 1994, in contemporanea con berlina, cabriolet e Touring, la 325i venne sostituita dalla 328i Coupé da 193 CV, mentre nel 1995, in occasione del restyling di mezza età, venne introdotta anche la 323i Coupé con motore da 170 CV.
Nel 1996 il nuovo motore da 1895 cm³ e 140 CV equipaggiò la nuova versione della 318iS Coupé. Da questo momento in poi non vi furono più novità di sorta, e la E36 Coupé si avviò così alla fase conclusiva della sua carriera, terminata nel 1999 con il lancio della nuova Coupé E46.

E36 Cabriolet

Nella primavera del 1993 venne lanciata la E36 Cabrio, che andò a sostituire la cabriolet su base E30 prodotta e commercializzata fino a quel momento. La nuova convertibile apparve subito molto più elegante della precedente e fu realizzata sulla base della coupé, della quale conservò molte componenti (tra cui i fari posteriori) e la configurazione a due porte. La capote in tela venne realizzata in maniera esemplare, sia sotto il profilo della funzionalità (tenuta all'acqua, qualità del tessuto, praticità di utilizzo, ecc.) sia sotto il profilo del design, visto che anche a capote chiusa la E36 cabriolet conservava un equilibrio formale praticamente perfetto.
Per la realizzazione della cabriolet furono apportate le necessarie modifiche strutturali alla scocca, indispensabili per garantire un'adeguata rigidezza torsionale al corpo vettura. In questo modo la cabriolet arrivò ad un aumento di peso di circa 120 kg rispetto alle corrispondenti versioni chiuse.
Di serie, la capote era a chiusura manuale, ma a richiesta si poteva ottenere il dispositivo di apertura e chiusura ad azionamento elettrico. In questo caso, il funzionamento veniva interdetto in caso di velocità superiori a 5 km/h. Sia che fosse ad azionamento manuale o elettrico, la capote andava a riporsi in un apposito vano situato alle spalle dei passeggeri posteriori, tra lo schienale ed il bagagliaio.
Se la coupé imponeva un po' di sacrifici ai passeggeri posteriori, nella cabrio il problema si presentava ancor più evidente, poiché il fatto di avere a che fare con una capote e con la necessità di doverla poter aprire e chiudere comportava la presenza di uno spazio nella zona posteriore della linea di cintura da dedicare a tali operazioni e quindi non fu più possibile omologare la vettura per cinque persone. In ogni caso, anche i due passeggeri posteriori andavano a trovarsi più stretti.
Tra gli accessori a richiesta specifici della Cabrio, vi erano i roll-bar ad estrazione automatica, mentre di serie la vettura era equipaggiata con il dispositivo crash control, che in caso di collisione metteva in atto una serie di misure atte a limitare i danni agli occupanti. Al suo debutto, la E36 Cabrio fu proposta in un'unica motorizzazione, vale a dire il motore da 2.5 litri e 192 CV. La sola versione che esordì sul mercato fu quindi la 325i Cabrio.
Nel mese di settembre del 1993, la lista optional si arricchì di un hard-top fisso da mo***re in sostituzione della capote. Nel corso del 1994, invece, la gamma si estese notevolmente con l'arrivo dei modelli 320i e 318i, nonché della potente ed esclusiva M3 Cabrio. Alla fine dello stesso anno, la 325i Cabrio venne sostituita dalla 328i Cabrio, con motore più ricco di coppia.
Nel 1995 arrivò il restyling, ma senza particolari novità dal punto di vista della gamma, e non ve ne sarebbero stati più fino alla fine della carriera del modello, uscito di produzione nel 2000.

Indirizzo

Via Porta San Martino Snc
Palestrina
00036

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando DAD Vintage Car Club pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a DAD Vintage Car Club:

Condividi