08/10/2026
Ispirata al periodo fine anni Settanta e inizio anni Ottanta, la CB1000F richiama alcune delle Honda più iconiche
Lo sviluppo della nuova moto è stato supervisionato da Takayuki Haramoto, già Large Project Leader di CB750 Hornet e XL750 Transalp
Quando Freddie Spencer e Honda debuttarono nel Campionato AMA Superbike nel 1981 con la CB750, Takayuki Haramoto era soltanto un bambino. Oggi Haramoto-san è Large Project Leader in Honda e ha supervisionato lo sviluppo della CB1000F, una roadster pura dal forte richiamo retrò che trae ispirazione dall’iconica moto con cui gareggiava “Fast Freddie”.
Sebbene la CB1000F trasmetta tutto il fascino degli anni Ottanta, non è una semplice “operazione nostalgia”. La “F” di nuova generazione, infatti, offre prestazioni pienamente contemporanee grazie al motore derivato dalla Fireblade, a un telaio moderno, a sospensioni evolute e alle più recenti tecnologie, tutti elementi che hanno posto il team di sviluppo di fronte a sfide importanti.
“Con la CB1000F, replicare fedelmente la CB750/900F non era il nostro obiettivo principale”, spiega Haramoto-san. “Abbiamo sviluppato la CB1000F come una naked in pieno stile giapponese che potesse essere essenziale e versatile, adatta a ogni occasione. Nel definire quella che avrebbe dovuto essere la CB del futuro e, più nello specifico, la forma ideale di una roadster giapponese, abbiamo attinto agli stilemi della F dell’epoca”.
La cifra stilistica della “F” è in puro stile Bol d’Or. Iconiche già all’epoca e legate nel nome all’omonima gara Endurance di 24 ore sul tracciato francese, le CB degli anni Settanta e Ottanta offrivano ai motociclisti una moto dallo stile café racer, costruite attorno a un motore potente e caratterizzate da un DNA derivato direttamente dalle competizioni.
“Le CB750/900F sono, naturalmente, moto affascinanti. In particolare, il loro stile filante e dinamico, che detta le dimensioni dell’intero corpo della moto, dal serbatoio al codino, come un’unica forma integrata, rappresenta un punto di svolta nel design motociclistico”, spiega Haramoto-san. “Ancora oggi rimangono estremamente distintive. Anche le livree sono caratteristiche e magnifiche. Inoltre, trovo particolarmente interessante il fatto che si trattasse di un modello Super Sport capace di trasferire su una moto di produzione la tecnologia della RCB1000 da endurance”.
Il lavoro di reinterpretazione delle CB750F e CB900F è iniziato da una domanda tanto semplice quanto ambiziosa: come portare nel 2026 il fascino di queste moto senza perdere ciò che le aveva rese iconiche?
“Il punto di partenza è stato capire come tradurre nell’era moderna quell’appeal universale e senza tempo, fatto di forme semplici e superfici pulite”, spiega Haramoto-san. Il team ha quindi affrontato il progetto CB1000F seguendo lo stesso principio, partendo da una forma unica e continua e interpretando tutto ciò che va dal serbatoio al codino come un one-line design, proprio come avevano fatto con grande personalità i modelli originali.
Bilanciare heritage e innovazione ha richiesto di fare un passo oltre la nostalgia. “Prima ancora di pensare alla ‘F’, ci siamo interrogati su ciò che la CB avrebbe dovuto rappresentare in futuro, immaginando la forma ideale di una roadster essenziale”, racconta Haramoto-san. L’obiettivo era conferire alla moto “la presenza autorevole che si addice a una moto di grossa cilindrata”, mantenendo al tempo stesso quella facilità di guida che ha sempre contraddistinto la famiglia CB.
Ne è nato un design costruito sul contrasto: “un avantreno possente e compatto” abbinato a “un retrotreno versatile e leggero”. Su questa base moderna, aggiunge Haramoto-san, il team ha lavorato attentamente per “trasmettere il fascino essenziale della ‘F’, fatto di forme semplici e superfici pulite”.
Riportare in vita una moto con decenni di storia alle spalle ha comportato anche numerose sfide tecniche. I modelli originali della fine degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta erano infatti profondamente diversi dalla moderna CB1000F dal punto di vista progettuale. “Abbiamo incontrato diverse difficoltà a causa delle differenze tra i componenti delle moto del 1979 e quelle degli anni Ottanta”, ricorda Haramoto-san.
I modelli dell’epoca utilizzavano un telaio a doppia culla, un sistema di aspirazione orizzontale e un’elettronica ridotta all’osso, mentre la piattaforma moderna adotta un telaio a diamante, aspirazione downdraft e un’ampia dotazione elettronica. “Le differenti strutture del telaio hanno rappresentato una sfida particolarmente importante nel dare forma all’iconico serbatoio”, sottolinea Haramoto-san, evidenziando come anche i dettagli apparentemente più semplici e immediatamente riconoscibili abbiano dovuto essere completamente riprogettati e reingegnerizzati dall’interno verso l’esterno.
Con la realizzazione della CB1000F, il percorso di Haramoto-san sembra quasi aver chiuso un cerchio. Il suo legame personale con le motociclette era infatti iniziato molto prima del suo ingresso nel settore. “La mia prima vera passione è nata guidando la Monkey di mio padre”, racconta con evidente affetto. Il suo interesse si approfondì poi leggendo il manga Baribari Densetsu, il cui protagonista inizia la propria storia proprio in sella a una CB750F, e poco dopo anche Haramoto iniziò a esplorare in moto le strade e i passi di montagna.
Diversi momenti chiave hanno segnato il suo percorso professionale. “Come LPL, lo sviluppo delle CB750 Hornet e Transalp 2023 ha rappresentato una tappa importante”, racconta, parlando con particolare rispetto anche di Masatoshi Sato, LPL di quegli stessi modelli e della CBR1000RR Fireblade. “Ho imparato moltissimo da Masatoshi Sato, sia come progettista sia come LPL”.
A differenza di molti altri professionisti che ricoprono ruoli simili, Haramoto-san non cita una lunga lista di designer o marchi che abbiano influenzato i suoi anni di formazione. “Provenendo da un background ingegneristico e progettuale, più che da quello di un designer, non mi vengono in mente designer o marchi in particolare”, ammette. I suoi gusti e le sue influenze derivano piuttosto dalle passioni e dagli hobby personali, traendo ispirazione dagli strumenti Fender più tradizionali, come Stratocaster e Jazz Bass, mentre nel mondo dei veicoli ha sempre nutrito una forte ammirazione per le futuristiche moto del film d’animazione del 1988 Akira. “Ed è proprio per questo che guido una NM4”, aggiunge sorridendo.
Anche lontano dal lavoro, gli interessi di Haramoto-san continuano a ruotare intorno a movimento, suono ed esplorazione. “Mi piace fare tranquille passeggiate in moto, suonare la chitarra e sperimentare con i sintetizzatori modulari”, racconta, sottolineando come nessuna di queste passioni sia particolarmente sorprendente, ma come tutte contribuiscano a mantenerlo vicino alle cose che ama.
Quando gli viene chiesto quale moto di qualsiasi epoca vorrebbe più di tutte poter guidare, non ha esitazioni: “Mi piacerebbe poter vivere l’atmosfera e le sensazioni di guida di una Z1/Z2 o di una CB750/900F degli anni Settanta nel pieno del loro periodo di massimo splendore e competizione”. Guidarne una oggi, spiega, significherebbe semplicemente guidare una moto d’epoca. Ciò che desidererebbe vivere non è soltanto la moto, ma anche l’epoca e l’energia che la circondavano. Proprio come la CB1000F: una moto che rappresenta molto più del semplice ritorno di un nome storico.