07/10/2026
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Stessa strada, anime opposte: Il verdetto della Cisa (1974)
Odore di benzina super, fumi d'olio caldo e il profumo acre della gomma bruciata: l'aria sul piazzale del Passo della Cisa racconta già la durezza deStessalla salita. Sotto il sole cocente dell'estate del 1974, le cinque vetture superstiti di questo grande match europeo sono ferme a cofani aperti, cercando un po' di respiro dopo i tormenti della scalata. Cinque concezioni diverse dell'automobile, pronte a rimettersi in gioco prima tra le curve e poi sui lunghi rettilinei dell'Autostrada del Sole.
Quando la strada si attorciglia e i guard-rail diventano vicini, la fisica non fa sconti a nessuno. L’Alfa Romeo Alfetta GT si muove qui con assoluta padronanza. Quando inserisci la seconda in salita e punti il muso verso la corda del tornante, succede qualcosa di magico: l'avantreno non scivola di un millimetro. Il merito è di quel capolavoro ingegneristico del sistema Transaxle: con il cambio posizionato al posteriore, il bilanciamento è perfetto. Il Bialbero da 1.8 litri urla, il ponte De Dion incolla le ruote posteriori a terra e tu ti ritrovi a pennellare le curve con una precisione chirurgica.
Dietro all'Alfa c’è fumo nero e odore di gomma bruciata: è la BMW 2002 tii. Se l’Alfetta è un bisturi tagliente, la BMW è un cavallo imbizzarrito: squadrata e instabile per eccellenza. Sul misto stretto è agile grazie al passo corto, ma la scarpata è sempre lì ad aspettarla. Il retrotreno non perde occasione per tradire e scappare via, a causa di una sospensione posteriore a bracci tirati che sembra presa da un'utilitaria. È una guida fisica e poco appagante, che ti fa sudare sette camicie e ti impone di non sbagliare mai un millimetro se non vuoi finire sotto il livello della strada; se però arrivi in vetta, provi il sollievo immenso di averla portata su tutta intera.
Chi invece fatica a sorridere è il pilota dell’Audi 100 Coupé S. Si tratta di una coupé dalla silhouette elegante, chiaramente influenzata dai canoni estetici delle nostre carrozzerie, ma è drammaticamente fuori dal suo habitat. Il motore è troppo avanzato, appeso oltre l’asse anteriore come un peso morto. Ogni volta che provi a forzare l'ingresso in curva, il muso punta dritto verso l'esterno. Devi frenare prima, sacrificare la velocità di ingresso e aspettare che la macchina si appoggi sulle ruote esterne prima di poter riaprire il gas.
Ancora più indietro, la Saab 99 EMS affronta i tornanti con la dignità di un carro armato svedese. È solida e non si scompone, ma lo sterzo è talmente pesante che dopo three curve ti sembra di aver fatto una sessione di sollevamento pesi.
E la Fiat 124 Coupé? Lei affronta la Cisa puntando sull'equilibrio sincero della sua trazione posteriore classica. Sebbene non abbia la raffinatezza geometrica dell'Alfetta o la cattiveria della BMW, si arrampica con disinvoltura grazie alla spinta vigorosa del suo Bialbero Lampredi. Accusa un rollio evidente nei tornanti più stretti e il ponte rigido posteriore fatica a copiare le asperità quando si spinge al limite, ma sale senza scomporsi, offrendo una guida prevedibile e rassicurante che non mette mai in difficoltà il pilota.
I tormenti della Cisa finiscono, i caselli si aprono e davanti ai parabrezza si stende il rettilineo dell'autostrada. Seconda, terza, quarta, quinta: qui le gerarchie saltano completamente.
La Fiat 124 Coupé si prende la sua rivincita sui lunghi tratti veloci. Grazie alla sua quinta marcia di serie ( una rarità per l'epoca condivisa con l'Alfetta ) il motore scende di giri, trasformando la vettura in una passista stradale straordinariamente confortevole. I giunti dei ponti autostradali vengono digeriti dalle sospensioni con buona disinvoltura e l'abitacolo rimane isolato dai rumori meccanici più molesti. Il Bialbero gira regolare, permettendo di mantenere medie elevate con un eccezionale relax di marcia e una stabilità direzionale impeccabile.
Accanto a lei, l’Audi 100 Coupé S ritrova finalmente la sua anima. La sua linea, dotata di una buona aerodinamica, fende l'aria senza sforzo. È insensibile al vento laterale, mantiene la traiettoria con assoluta precisione e sui curvoni veloci si dimostra stabile. Il cambio a quattro marce, però, fa girare il motore alto a velocità di crociera: il rumore del motore penetra nell'abitacolo con decisione, guastando il comfort di viaggio.
L’Alfetta GT sfrutta la sua quinta marcia di serie per far riposare il Bialbero e contenere i consumi. La tenuta ad alta velocità è granitica e trasmette sicurezza, ma l’insonorizzazione pecca. Il rombo del motore di Arese e i fruscii dell’aria sui montanti si fanno sentire costantemente, ricordandoti che ti trovi comunque su una sportiva pura.
In mezzo al gruppo viaggia come un treno sui binari la Saab 99 EMS: non sarà la più silenziosa e prestazionale, ma trasmette una sensazione di sicurezza passiva e solidità che nessun'altra vettura di questo lotto è in grado di eguagliare. Un vero carro armato.
In coda alla colonna autostradale finisce la BMW 2002 tii. La sua carrozzeria squadrata, così efficace per la visibilità, qui diventa un muro contro l’aria che genera vortici e fruscii fastidiosi. In più, l'assetto rigido copia ogni singola imperfezione dell'asfalto, trasformando il lungo viaggio in un'esperienza decisamente faticosa.
I conti con il portafoglio, alla fine, confermano i verdetti della strada in questo passaggio dal misto ai lunghi rettilinei. Tra i tornanti della Cisa, dove rilanci continui e frenate impongono uno sforzo brutale, la Saab paga pegno a causa della sua pesantezza da carro armato, costringendo a continue sgasate, mentre la BMW richiede un lavoro fisico tale sul gas che svuota rapidamente il serbatoio. Anche l'Audi spende molto in salita, costretta a sacrificare la velocità d'ingresso e a riaprire l'acceleratore a centro curva per trascinare fuori dai tornanti quel muso pesante. Al contrario, l'Alfetta GT sfrutta la scorrevolezza e la precisione del suo assetto bilanciato per scivolare via con efficienza, mentre la Fiat 124 Coupé si arrampica fluida e senza strappi, sfruttando la grande elasticità del motore per risparmiare preziose gocce di super.
Quando le marce si distendono in autostrada, la musica cambia. La quinta marcia di serie permette al Bialbero dell'Alfetta di riposare e contenere drasticamente i consumi, un lusso che l'Audi non può permettersi, costretta a girare alta e a consumare di più a causa del suo cambio a quattro marce. La BMW paga qui la sua carrozzeria squadrata, che si scontra contro l'aria come un muro e fa impennare le richieste di carburante. La Fiat 124 Coupé, forte del suo rapporto di riposo, viaggia a velocità di crociera costante riducendo al minimo lo stress meccanico e i consumi, dimostrandosi incredibilmente efficiente e parca. È seguita dalla Saab che, una volta lanciata come un treno sui binari, mantiene l'andatura senza richiedere continue correzioni.
Al tramonto, con i motori che scoppiettano mentre si raffreddano nel parco d'arrivo, il verdetto è scritto. Se cerchi l'emozione pura, l'avanguardia tecnica e il piacere di aggredire le curve e la corsia di sorpasso, l'Alfa Romeo Alfetta GT è lo standard aureo del 1974. Ma se il tuo mondo è fatto di grandi viaggi, concretezza e lunghe distanze da coprire con grande equilibrio e relax, la Fiat 124 Coupé si dimostra la stradista più intelligente ed equilibrata del lotto, seguita dall'Audi 100 Coupé S. Copyright © 2026. Condivisibile, non copiabile