20/06/2012
Oramai è emerso in tutta la sua drammaticità che il carico fiscale per gli immobili d'impresa, con il passaggio dalla vecchia Ici all'Imu, aumenta fino al 243% per negozi e uffici, e fino al 154% per capannoni e centri commerciali” – sottolinea Federauto.
A determinare rialzi così netti non è la strategia dei singoli comuni, che applicano l'aliquota massima del 10,6 per mille, quanto la normativa nazionale che, con i nuovi moltiplicatori da applicare alla rendita catastale, espande del 20% la base imponibile di centri commerciali e capannoni, del 60% quella degli uffici e del 62% quella dei negozi.
“Qui si sta giocando con il fuoco”, commenta Filippo Pavan Bernacchi, presidente nazionale di Federauto. “Gli imprenditori che rappresento, e che da soli fatturano il 6% del PIL italiano sono stremati. Ma vale per tutti i settori merceologici, per i commercianti come per gli albergatori. Tornando a noi, da una parte l'attacco concentrico al mondo degli autoveicoli a suon di aumenti di accise, bolli, superbolli, Iva, IPT, RC, pedaggi autostradali, dall'altro un insostenibile aumento della pressione fiscale”.
Conclude Pavan Bernacchi: “Invito il Governo ad applicare un po' di sano buon senso, di cui sono convinto sia dotato, e lancio due proposte: si decreti che non pagherà l'Imu chi chiuderà un bilancio in perdita. Altrimenti questa tassa potrebbe concorrere a decretare la messa in liquidazione dell'azienda stessa con ulteriori danni per la collettività tutta. E che una singola tassa, da un anno all'altro, non possa crescere oltre il 10%. In assoluto non è concepibile subire aumenti del 200%, ma ancor di più in questo contesto”.