Auto/moto D'epoca Di Sandro Gullo

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"Le leggende non vanno in vacanza, ma si godono il viaggio. 🌟
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Il Siciliano che Inventò l’Automobile (e fu dimenticato)

C’era una volta, tra le zolfare e i feudi polverosi di una Sicilia appena stirata dentro l’Italia unita, un certo Giovanni Petronio Russo, nato ad Adernò (oggi Adrano) nel 1840. Testa fine, amico della matematica e delle scienze meccaniche, più incline al logaritmo che alle litanie del campanile. Studi umanistici al paese, poi Medicina a Catania—ma era l’ingegneria a tenergli svegli i pensieri. Non prese mai la laurea, perché dovette badare al negozio lasciatogli dal padre. Ma mentre vendeva merci, studiava da autodidatta meccanica e fisica.

Nel frattempo, a nord del mondo, la locomotiva di Stephenson cambiava il destino dell’Europa. E lui, lì, in quel pezzo di Sicilia dimenticata da Dio e dai ministeri, si disse: “Perché non farla camminare anche sulle strade, e senza bisogno di binari?”

E così disegnò, costruì, sperimentò. Anni di lavoro. Creò la prima locomotiva stradale a vapore, che si guidava in curva, non fumava, e andava a 15 km/h. Poi, chiamato alle armi nel 1866, combatté con onore nella Terza Guerra d’Indipendenza e si prese pure una medaglia.

Tornato vivo, riprese il progetto. Nel 1871, la macchina era pronta. La brevettò in Italia, Francia, Austria e Belgio. Ma servivano soldi. Andò a Londra, dove un ingegnere inglese, col tipico fair play coloniale, gli fregò l’anticipo e sparì.

Per fortuna i parenti lo aiutarono. Collaborò con i Cantieri Marzocchi di Roma e nacque la Trinacria, battezzata così in onore della Sicilia. Il 2 luglio 1873, a Roma, davanti a ministri, generali e f***e, la Trinacria sfilò. Era la prima volta che un veicolo circolava per strada senza essere trainato da cavalli.

I giornali ne parlarono. Il 22 settembre, la locomotiva sfilò a Catania, da via Etnea fino al Duomo, portandosi dietro venti ragazzi su un vagone. Tripudio popolare. Ma le banche? Le istituzioni? Silenzio. In Sicilia nessuno gli diede una lira. Neanche a Napoli o Roma. Zero investimenti. Finì col detestare la sua stessa invenzione.

Nel 1877 tentò la via dell’insegnamento a Napoli, e fu lì che fiorì di nuovo: scrisse trattati, ideò meccanismi per tram, e perfezionò l’accensione dei lumini. Tornò ad Adrano anni dopo, come assessore. Quando scoppiò il colera nel 1887, tutti scapparono. Lui no. Restò con la sua gente, scoprì che i pozzi erano inquinati da escrementi, trovò una sorgente pura, fece costruire fontanelle con l’aiuto di Dusmet e soldi suoi. La più bella? Quella dell’Immacolata, sua idea, sua mano.

Risultato? Accusato di appropriazione indebita e abuso di potere da quegli stessi nobili che avevano perso il monopolio sull’acqua. Fango, calunnie, denunce. Politica vecchia e marcia, insomma.

Morì il 14 dicembre 1910, dimenticato. Malato, scrisse su un foglio: “Muoio di fame, di sete e di sonno”, e lo consegnò al sindaco.

La città fece lutto, e nel 1912 uscirono testi e commemorazioni. Ma nei libri di storia dell’automobile? Niente. Nessuna voce, nessuna riga.

Eppure, se solo ci si degnasse di leggere i suoi brevetti, forse oggi, accanto ai soliti nomi del Nord, ci sarebbe anche Giovanni Petronio Russo, l’inventore siciliano che fece camminare l’Italia prima che l’Italia sapesse di poterlo fare.

Fonti wikipedia. Com ; corrieretneo. It

Indirizzo

Via Dispositivo
Linguaglossa
95015

Sito Web

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