01/05/2023
𝗜𝗹 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮𝗴𝗶𝗼 1° maggio 1994
Presagio. Sembra l’unica parola che può descrivere questa situazione: c'era qualcosa nell'aria, niente sembrava andare per il verso giusto. Tutti avrebbero potuto dire che Ayrton era strano, che stava succedendo qualcosa, ma nessuno lo sapeva. Senna è sempre stato molto trasparente: i suoi stati d’animo erano facilmente identificabili quando le emozioni erano forti. Nei quarti d’ora successivi alla morte di Roland Ratzenberger, le sue inquietudini, le sue insicurezze erano sotto gli occhi di tutti. Senna parlò al suo amico, il medico delegato per la sicurezza della FIA, il professor Sid Watkins, in maniera molto aperta. Spiegò lui la sua preoccupazione e il suo scetticismo sul dover veramente disputare una gara con questa tragedia in corso, con un morto così improvviso: quanto era sicuro correre? Parlò poi a Prost su come era necessario interve**re rapidamente per cambiare tutto quello che c’era da cambiare affinché quanto accaduto a Roland non potesse più accadere a nessun altro. Anche l'ex rivale del brasiliano, descrisse quanto Senna fosse atipico, indescrivibile quanto a umore e atteggiamento.
Tornò poi a parlare con Sid, sia dei regolamenti che non valevano più nulla in momento terribile, sia dei suoi dubbi e delle sue angosce. ma la leggenda sapeva poco, tutto stava per cambiare e cambiare. Sid percepì in modo palese che, in Ayrton, qualcosa si era rotto: intervenne prendendolo in contropiede. “Ayrton, perché non rinunci alla gara di domani? Dopo quello che mi hai detto, non penso che dovresti correre. Anzi, dovresti riflettere sul continuare a correre. Pensaci: cos'altro devi dimostrare? Sei stato Campione del Mondo tre volte, sei senza dubbio il più veloce. Lascia perdere e andiamo a pescare…”. Segui un silenzio. Sid riprese: “Non penso che continuare valga il rischio, sai? Lascia stare di correre, domani. Riflettici e poi vedrai cosa fare.”. Ayrton mi fissò con quei suoi occhi penetranti ma, stranamente più calmo di prima, quasi sicuro: “Sid, tu mi conosci: ci sono cose sulle quali non abbiamo controllo. Non posso rinunciare, devo andare avanti.” Queste furono le ultime parole che Ayrton mi rivolse, conclude Sid.
E arriva alla memoria l’immagine del giorno dopo, il 1° maggio 1994, con Ayrton che parla con i suoi amici e i suoi fan e, poco dopo, seduto nell’abitacolo della sua Williams, accanto i suoi tecnici, intento a trovare la concentrazione e liberare la mente dai pensieri del giorno prima: il brasiliano, da lì a poco, indosserà il suo iconico casco per quella che sarà poi l'ultima volta.
Un’immagine che ancora ci fa ve**re i brividi e la pelle d'oca.
. Scusateci❤️