06/08/2026
ASI SESSANT’ANNI DOPO:
COSA STIAMO DIVENTANDO?
L’estate è un periodo in cui possiamo permetterci il lusso di fermarci un po’ a riflettere.
Ci sono momenti in cui non basta andare avanti. Momenti in cui è necessario fermarsi, guardarsi intorno e interrogarsi con sincerità su quello che siamo e su quello che stiamo diventando.
Oggi è uno di quei momenti. Sessant’anni di Automotoclub Storico Italiano non sono semplicemente un traguardo, sono una responsabilità che sentiamo sulle nostre spalle ogni giorno.
Sono il volto, la passione e il tempo di migliaia di persone: volontari, dirigenti, commissari tecnici, restauratori, collezionisti, famiglie. Una comunità che ha saputo custodire un patrimonio straordinario e che oggi è chiamata a fare qualcosa di più: comprenderne il valore profondo e proiettarlo nel futuro.
Perché il punto non è solo da dove veniamo.
Il punto è dove vogliamo andare.
Il mondo intorno a noi sta cambiando con una velocità che non possiamo ignorare.
Cambiano le città, cambiano le regole, cambiano le sensibilità, cambia il modo in cui le nuove generazioni guardano alla mobilità, alla tecnologia, alla cultura.
E in questo cambiamento c’è una domanda che non possiamo rimandare: qual è oggi il ruolo dell’ASI?
Per molto tempo siamo stati identificati come l’ente che certifica i veicoli di interesse storico. È stato un ruolo fondamentale, che ha dato ordine, credibilità e valore al nostro mondo.
Ma oggi quel ruolo non basta più a raccontare ciò che siamo diventati. L’ASI sta cambiando, sta crescendo, sta maturando, sta diventando un soggetto capace di incidere nella vita del Paese. Un attore culturale, sociale ed economico.
Perché il motorismo storico non è nostalgia, non è un esercizio di memoria fine a sé stessa.
È identità, conoscenza, cultura industriale, memoria tecnica e artigianale, design, ricerca. È quel saper fare italiano che il mondo continua a riconoscerci e ad ammirare.
Ogni veicolo storico è una storia viva, non un oggetto fermo. Racconta un’epoca, un’evoluzione, una storia, un modo di essere. Racconta chi siamo stati e, in qualche modo, chi possiamo ancora essere.
Negli ultimi anni abbiamo intrapreso un percorso chiaro. Abbiamo rafforzato il dialogo con le istituzioni, difeso il diritto alla circolazione, investito nella sostenibilità, nella formazione, nella cultura e nel sociale.
Ma più delle iniziative, ciò che conta è la direzione. E la direzione è una sola: diventare consapevoli. Consapevoli che la memoria non è qualcosa da conservare in modo passivo, è una responsabilità. Significa custodire, ma anche interpretare, conoscere, ma anche trasmettere. Significa amare, ma anche vivere questo amore in maniera responsabile.
Perché essere ASI oggi non vuol dire semplicemente appartenere a una Federazione. Vuol dire far parte di un progetto più grande, che riguarda la cultura, il territorio, l’economia e l’identità del nostro Paese.
Vuol dire parlare alla società, non chiudersi al proprio interno, coinvolgere i giovani, non rimpiangere il passato. Costruire futuro partendo da ciò che abbiamo ricevuto.
Il motorismo storico è sempre meno un mondo chiuso e sempre più una realtà globale. Le sfide sono globali, così come le opportunità. E in questo scenario, l’esperienza internazionale ci insegna che il modello italiano viene guardato con rispetto e interesse, per la qualità delle competenze, per la forza della nostra organizzazione, per la diffusione della cultura.
Questo non deve rassicurarci, ma deve responsabilizzarci. Perché chi rappresenta un’eccellenza ha il dovere di continuare a evolvere.
Allora la domanda iniziale torna, ancora più forte. Cosa sta diventando ASI?
Sta diventando una comunità più consapevole. Sta diventando un sistema culturale diffuso. Sta diventando un punto di riferimento che va oltre il proprio perimetro tradizionale. Sta diventando qualcosa che non si limita a conservare il passato, ma gli dà un senso nel presente.
E forse è proprio questo il passaggio più importante. Capire, come diceva il grande Luciano Nicolis, che noi non siamo proprietari di questo patrimonio, ne siamo custodi temporanei. Custodi di una storia che abbiamo ricevuto e che abbiamo il dovere di restituire, più forte, più viva, più consapevole.
Questa è la nostra sfida. Ma, soprattutto, questa è la nostra responsabilità.
Alberto Scuro
Presidente ASI - Automotoclub Storico Italiano