Erano i primi anni 60 quando Calogero Imperiale decise di iniziare, dopo un breve periodo come sottoposto, un´attività in proprio nel settore delle riparazione meccaniche. L´Italia, dopo i tanti orrori della guerra, stava timidamente cercando un suo ruolo ben definito al cospetto delle altre nazioni, una posizione che doveva tenere conto della povertà dei singoli imprenditori ma che poteva comunque contare sulla volontà degli stessi e sulla grande voglia di costruirsi un futuro migliore. Tutti anelavano un mezzo che potesse garantire indipendenza e facilità di spostamento, le auto erano un bene talmente di lusso che soli i grandi signori potevano permettersi, per cui gli scooter dilagavano assieme ad un numero sempre più elevato di moto di piccola e media cilindrata. E´ stata la passione per le due ruote a spingere questo giovane ragazzo a gettarsi nel mondo della piccola imprenditoria, in un luogo, Empoli, ove le fabbriche erano un numero esiguo e l´agricoltura era ancora la fonte primaria di reddito. Tempi eroici, durante i quali, chi aveva voglia e abilità nel lavoro, riusciva a conquistare un territorio ancora vergine, ma soprattutto in grande espansione. Gilera, Beta, Ducati, Morini, Benelli, assieme alle Vespe, alle Lambrette, ronzavano nel centro di questo paese ad una manciata di chilometri da Firenze. Era la velocità il mito di quei tempi, non passava domenica che in qualche piazza o lungo i viali principali, non si organizzasse una gara, bastava possedere un due ruote, un casco a scodella e un paio di occhialoni presi a prestito da qualche fabbro del posto, il resto era fegato e tanto pelo sullo stomaco. Le prime coppe, gelosamente conservate, riportano sulle targhe varie specialità, come le gimcane e le gare di durata con i ciclomotori, classi ove Calogero Imperiale si è costruito ben presto un ruolo da protagonista come preparatore. Le vittorie nelle competizioni sono andate di pari passo con i primi successi sul lavoro, fatto questo che ha imposto, ad un certo momento, un trasferimento in ambienti più ampi e confortevoli rispetto
alla "bottega" a due passi dal centro. Trovare un fondo che rispondesse alle nuove esigenze non è stato facile, anche perché le gare stavano occupando sempre più tempo e gestire tutto imponeva grandi sacrifici. Domenico Caporaso è stato uno tra i primi piloti gentleman del posto seguito tecnicamente dalla squadra toscana. Correva nella TT4, velocità derivata dalla serie, con una Benelli 125, riportando spesso buoni risultati. Il sogno di una sede più grande, con la possibilità di un vasto magazzino, si è avverata nel 1980, quando è stato deciso il trasloco nei locali ove tuttora ha sede "Imperiale Moto". Nel frattempo anche Sergio, primogenito della famiglia, ha finito gli studi dell´obbligo, passando ogni minuto della giornata vicino al padre e alla madre che, non potendo contare sui parenti come baby sitter, lo hanno portato sempre con loro in officina. Anche Sergio ha dimostrato ben presto di avere lo stesso talento e l´acquisizione del tanto sospirato diploma gli ha permesso di dedicarsi completamente alla sua grande passione: le moto. Non bisogna certo dimenticarci di Letizia, sorella più piccola, anche lei venuta su respirando i vapori della benzina ed ovviamente coinvolta sin dalla tenera età a ti**re.. Il lavoro, per fortuna, non è mai mancato tanto che nel 1981 la Suzuki Italia ha promosso la squadra facendola diventare concessionaria ufficiale, mentre nel 1986 è stato il turno della Yamaha. Le gare rimanevano ancora il chiodo fisso per cui non è stato certo lesinato un aiuto ad una giovane promessa del posto: Gianluca Degli Esposti. Erano gli anni ´86/87 ed anche Sergio, tra una riparazione e l´altra, è riuscito a correre nei Trofei Laverda ed Honda 125.La svolta sportiva si è fatta più marcata a partire dal 1993 quando Paolo Micozzi, altro abile pilota toscano, ha preso parte ad uno tra i trofei più belli e combattuti mai organizzati, il Suzuki Cup 250 arrivando alla fine sesto assoluto. l´anno successivo con lo stesso atleta è servito da vero e proprio trampolino di lancio a quello che è stato poi un impegno massiccio ed incisivo sino ai nostri giorni. NeI 1995 la struttura si allarga, Michele Nacci, di Volterra, scende in pista con la Suzuki RGV 250 nell´omonimo trofeo e Andrea Cirri, di Lastra a Signa, prende parte al campionato italiano Sport Production con una Bimota YB6. Il supporto per quest´ultimo è tecnico, mentre l´appoggio a Nacci diventa ben presto più incisivo e comprende anche tutta l´organizzazione logistica di box e trasferte. In questa circostanza viene conosciuto Marcello Accarigi, ex pilota e meccanico per passione, che ha iniziato a seguire in pista l´operato del toscano.
È subito intesa con Sergio, il suo carattere sanguigno si sposa alla perfezione con la calma razionalità dell´amico, da qui la stima e la fiducia che hanno portato alla nascita di un rapporto di collaborazione ancora più stretto. Infatti, da qui in avanti, Marcello diventerà collaboratore del Team e seguirà passo dopo passo tutto il suo processo evolutivo. Nel biennio 1996/1997 viene confermata la fiducia al volterrano Nacci che si è impegnato a fondo nel Trofeo Yamaha SZR 660 arrivando a sfiorare il successo al secondo tentativo, mentre inizia una nuova avventura con Alberto Vitellaro. Abruzzese di nascita, ma milanese di adozione, si era segnalato da un paio di stagioni per la grinta dimostrata nel domare le maxi moto quattro tempi. Il volume di vendita, arrivato a significativi successi, impone quasi obbligatoriamente la scelta della Suzuki GSXR 600 Cup e Alberto non delude : terzo nel ´96 e nel ´97, ma soprattutto arriva la tanto sospirata vittoria nel 1998 con la GSXR 750 Cup, conquistata con quattro successi consecutivi. Nacci segue un´altra strada dopo aver comunque lottato nel ´98 nella Tunder Cup Yamaha 600 sino ad una gara dalla fine. Ivo Arnoldi, plurititolato campione nelle derivate dalla serie, affianca Vitellaro nel 1998 e strappa una quinta posizione alla fine della stagione con una GSXR 600. NeI 1999, il salto definitivo di qualità : Vitellaro nella 600 Super Sport e Roberto Antonello nella 600 Sport Production. Annata da leggere con attenzione in quanto il primo purtroppo è vittima di una grave caduta durante le prove ufficiali dell´appuntamento mondiale a Monza, un infortunio al polso che lo obbliga allo stop per tutto l´anno, il secondo non è riuscito a concretizzare tutto il buono fatto vedere durante la stagione : solo sesto alla fine, con la gioia di tante pole position, ma anche con l´amarezza di troppe cadute. La parziale delusione subita nel corso di quell´anno non ha certo fiaccato l´entusiasmo della squadra, anzi, nel 2000 appena passato due toscani impegnati ai massimi livelli: nella 600 SP., Gianluca Nannelli, e nella 600 S.S., Massimo Tondini. E stata una grande stagione, all´Imperiale Moto il merito di aver ridato fiducia a due conduttori che stavano passando un momento delicato, un duro lavoro portato avanti non senza qualche piccola difficoltà, ma che alla fine ha dato i suoi frutti. Quinti ambedue nelle classifiche finali dell´italiano, primo e secondo nel Campionato Toscano Velocità, risultati che pongono l´equipe empolese come una tra le migliori in ambito nazionale. La buona prova globale ottenuta ha convinto la Belgarda, filiale italiana della Yamaha, a supportare con ancora più convinzione l´operato di Sergio Imperiale che il prossimo anno sarà ancora impegnato nell´Italiano 600 S.S. con Massimo Tondini e Cristian Magnani.