27/09/2026
💪💪💪
https://www.facebook.com/share/p/1DgdMn2axF/
«Andrete lenti e sarete contenti. Ma mettete in conto un paio d’anni di polemiche». Parole profetiche quelle dell’urbanista Matteo Dondé, tra i più conosciuti in Italia, che preannunciava così la resistenza culturale che avrebbe accompagnato l’introduzione delle “zone 30” a Bologna e la riorganizzazione dello spazio urbano a favore di bici e trasporto pubblico. E in questi giorni anche a Torino, dopo l’incidente del piccolo Nicolò, ucciso mentre era in bici su una corsia ciclabile, di quelle in cui la bici ha la priorità sull’auto, la polemica si è riaccesa in senso inverso: questo tipo di strada è stato messo sotto accusa per la promiscuità con le vetture, considerata pericolosa.
Ma come ci si muove in Europa? Sono migliaia i chilometri di strade pensate così. Costruire ciclabili protette costa e richiede tempo, e le corsie promiscue sono un modo per accompagnare la transizione. A Madrid si chiamano ciclocarriles le strade a 30 chilometri orari a priorità ciclabile. Vorrangnetz a Berlino.
A Parigi, tra le grandi città più all’avanguardia per mobilità ciclabile, su 1500 chilometri di strade pensate per le due ruote, oltre 700 sono a priorità ciclabile. E grazie al Plan Vélo 2021-2026 , l’uso della bici è salito dal 5% all’11% in cinque anni. Le piste protette? Per ora circa 400 chilometri. In tutta la Francia, tutte le strade senso unico situate nelle zone 30 o 20 sono a doppio senso per le biciclette, perché secondo gli studi il contresens ciclabile è più sicuro: automobilisti e ciclisti mantengono il contatto visivo reciproco.
L'articolo completo di Stefania Aoi su Repubblica Torino
(Link in bio)