20/05/2023
L’INCUDINE E IL MARTELLO
Mi chiedete di scrivere di più. E lo fate per lo stesso motivo per il quale vorrei scrivere di più anch’io: per appartenere alla stessa idea, per non sentirsi soli. Ma mi è sempre più chiaro che di quello che pensiamo, diciamo e facciamo non freghi niente a nessuno fra quelli che contano e decidono, che non serva, che abbia il potere di cambiare le cose come soffiare dentro un uragano per spostarlo.
Siamo solo spazi dopo il punto, piccoli e fastidiosi insetti ronzanti chiusi sotto il bicchiere di Facebook fino a quando non avremo esaurito l’aria che ci è toccata in sorte.
Io ho troppi anni sul groppone ma vi giuro che questo senso di totale impotenza non l’avevo mai provato. Cerco di rispondermi che fino a quando si è giovani si può sperare nei tempi che verranno e alla mia età non si può più fare perché qualsiasi tempo è scaduto, ma non è per questo.
Non solo, per questo.
E’ che non abbiamo più rappresentanza, non c’è niente e nessuno che possa farci credere in un cambiamento. Nessuna speranza, nessun ideale da condividere e coltivare.
E forse è perfino peggio di così: non ce l’abbiamo nemmeno più, gli ideali.
Niente. Un c***o di niente.
Il mondo, le nostre vite, sono ormai in mano alla grande finanza, alle banche, all’economia, controllate da poteri che non riusciamo nemmeno a identificare, per i quali siamo numeri dopo una virgola e parecchi zeri.
Certo, ci sarebbe la politica, ma la politica la fanno gli uomini e se sono quelli sbagliati diventa solo un iter procedurale, un tramite burocratico per applicare decisioni già prese altrove: dall’Europa, dall’America o dalla Nato fate voi, tanto è la stessa cosa chiamata in modi diversi per confonderci le idee.
Che si tratti della misura delle banane o dell’entrata in guerra, noi non sembriamo decidere niente.
Ci vorrebbe il coraggio di dire che far parte di un’alleanza non vuol dire esserne servi, ma il coraggio ha un prezzo che i politici non si possono permettere.
E poi ci sarebbe l’informazione: i giornalisti, i guardiani della verità, o almeno dell’onestà intellettuale.
Certo, come no.
Guardate questa fotografia: ritrae, nello splendore delle reti unificate, l’Istituto Luce al gran completo riunito alla corte di zelensky, a pontificare, in un rito di quasi beatificazione, che la guerra è giusta e inviare morte un dovere.
E se qualcuno si azzarda a parlare di trattative di pace, COSA CHE NON HA MAI FATTO NESSUNO PERCHE’ LA GUERRA LA VOGLIONO TUTTI, lo mandiamo serenamente afangala, fosse anche il Papa, come per l’appunto ha fatto proprio l’attorucolo, in tournée europea per la questua delle armi.
Politica e informazione, una tenaglia micidiale. Come essere fra l’incudine e il martello.
Anzi, noi siamo proprio l’incudine, visto che non possiamo nemmeno tentare di schivarli, i colpi.
Ci sono le eccezioni, certo, nella politica e nel giornalismo, ma sono giusto quelle della statistica che conferma la regola.
La vera eccezione dovremmo essere noi.
E invece.