05/10/2026
LA FINE IMPOSTA AGLI EROI
Quello a cui abbiamo assistito ieri, in occasione del giro di formazione del GP del Bahrain in Malesia, è qualcosa di surreale e grottesco per quella che dovrebbe essere la massima categoria del motorsport.
Dico “dovrebbe” perché ce la stanno portando via un pezzo alla volta. Del nostro gioiello ormai rimane una copia tipo Swarovski: qualcosa che luccica, ma che vale ben poco.
È successo tutto quasi all’improvviso. Dal 2014 in poi ci siamo ritrovati con vetture sempre più complesse, che obbligano piloti e team a fare i ragionieri: risparmiare benzina, energia, componenti… addirittura centimetri di pista, perché il sensorino piazzato appena oltre la riga, altrimenti, ti sgrida.
Ieri, poi, l’apoteosi.
Credevamo tutti di poter finalmente assistere a una gara sul bagnato, condizione che ormai sembra non essere più accettabile per i vertici della categoria. E invece è entrata in scena, in modo brutale, tutta la pochezza di questo regolamento.
Non bastava vedere e sentire vetture “bolse” a metà rettilineo. Non bastava assistere a questi “sorpassi” di cartapesta, dettati dall’esaurimento dell’energia in questo o quel punto della pista, che hanno reso i piloti ancora più accessori delle gare.
Siamo arrivati al software che si impalla perché legge condizioni anomale.
Decide lui.
Non il team, inventandosi un settaggio particolare. Non il pilota, grazie a una sensibilità eccezionale.
No, decide il software.
Proprio come quando vi si pianta una qualsiasi stampante in ufficio e allora: “Spegni e riaccendi”.
Sappiamo tutti quanto la tecnologia sia importante nelle corse. Ma con questo regolamento, e soprattutto con quello che abbiamo visto ieri, abbiamo capito quanto abbia ormai preso il posto di ciò che era, ed è, sacro: il connubio tra pilota e vettura.
Scommetto che, se chiudete gli occhi e pensate a qualcosa di epico nella storia della Formula 1, molti di voi penseranno a una gara sotto la pioggia.
Senza pensarci troppo e senza fare ricerche, a me vengono in mente:
Senna con la Toleman a Monaco.
Schumacher a Barcellona nel ’96.
Sempre Schumi, purtroppo addosso a Coulthard, a Spa nel ’98.
Button in Canada nel 2011.
Vettel a Monza nel 2008.
Quel finale pazzo a Spa tra Räikkönen e Hamilton.
Verstappen a Interlagos nel 2016.
Potrei andare avanti a lungo. Magari qualche data la ricordo male, ma il punto non cambia: tante delle immagini che hanno fatto la storia della Formula 1 appartengono a gare impossibili, nelle quali piede, talento e cuore la facevano da padrone.
Ecco, sapere che tutto questo sta scomparendo mi rattrista davvero.
Sapere che la Formula 1 assomiglia sempre di più a un’enorme discoteca viaggiante, dove il pubblico balla YMCA in tribuna mentre Leclerc è nel muro di gomme a Monza, mi rattrista davvero, davvero molto.
Dove sei finita, Formula 1?
Torna presto.
Ci manchi.
… e voi cosa ne pensate?