08/02/2026
Oggi vi parlo di lei, della mia lei...
Ci sono oggetti che non sono solo oggetti.
Sono tempo, sono memoria, sono pezzi di vita.
Lei non è solo una carena, un telaio, un due tempi che canta.
È un portale che si affaccia su un tempo lontano.
Mi basta guardarla e, senza accorgermene, sono di nuovo negli anni ’90: quando l’asfalto sembrava infinito, i sogni avevano l’odore dell’olio bruciato e la libertà aveva il rumore di un motore che sale di giri.
Ogni dettaglio racconta qualcosa.
Quelle linee che oggi non esistono più, quella posizione di guida scomoda ma giusta, perché allora non cercavi comodità: cercavi emozioni.
E lei te le dava, sempre.
Questo pezzo di storia lontana parla di pomeriggi passati a fissarla in silenzio, di partenze senza meta, di ritorni con il cuore pieno.
Parla di un tempo in cui bastava poco per sentirsi vivi.
Parla di chi eri, e di chi, in fondo, sei ancora.
Perché certe passioni non invecchiano.
Si mettono solo da parte, aspettando il momento giusto per tornare a bussare.
E quando lo fanno, non chiedono permesso: ti travolgono, ti stringono lo stomaco, ti riportano indietro… ma anche avanti.
Questa moto non è nostalgia.
È identità.
È la prova che il tempo passa, ma le cose vere restano.
E che, a volte, basta uno sguardo per ricordarsi perché ci siamo innamorati della strada, del rumore, della velocità… e di noi stessi.