20/01/2026
È’ vero, L’ immortalità sportiva è’ un dono che posseggono in pochi
C’è un’immagine che più di ogni altra definisce l’epopea di Maranello: un uomo austero, dietro lenti scure, che osserva un giovane canadese distruggere record e componenti meccaniche con la stessa naturalezza con cui si respira.
Per Enzo Ferrari, Gilles Villeneuve non è stato solo un pilota; è stato l’incarnazione del coraggio puro, un "f***e" benedetto dal talento che riuscì a fare breccia nella corazza del Commendatore.
All'inizio, molti nel paddock storcevano il naso di fronte a quel ragazzo che arrivava dalle motoslitte. Ma Ferrari, con la lungimiranza che lo contraddistingueva, vedeva oltre la polvere dei testacoda.
"Alcuni dicono che Gilles Villeneuve sia pazzo",
ammetteva spesso il Drake, troncando però ogni polemica con una sentenza definitiva:
"Ma io dico: lasciate che provi".
Ferrari vedeva in Gilles la reincarnazione di Tazio Nuvolari, l'unico capace di guidare "sopra i problemi" della macchina. Mentre i tecnici disperavano per lo stress a cui venivano sottoposte le monoposto, il Fondatore ne traeva un insegnamento profondo:
"C'è chi valutava Gilles uno svitato, ma con il suo ardimento ci ha insegnato cosa fare",
spiegava Ferrari, sottolineando come la capacità distruttiva di Villeneuve nel macinare semiassi e freni fosse in realtà il banco di prova estremo per l'ingegneria di Maranello.
"Io gli volevo bene"
Il legame tra i due superava i confini del contratto sportivo. Villeneuve era diventato una presenza familiare, quasi un risarcimento emotivo per le troppe perdite subite da Ferrari nella sua vita privata. Dopo quel tragico pomeriggio a Zolder nel 1982, il tono del Commendatore si fece cupo, intriso di una malinconia che raramente concedeva ai microfoni della stampa.
"Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi",
confidò Ferrari in una delle sue confessioni più intime.
"Ora, quando mi guardo indietro, vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve".
Non era una celebrazione formale, ma un dolore n**o:
"Io gli volevo bene",
ripeteva, quasi a voler fissare per sempre quel sentimento nel mito della Formula 1.
Gilles non vinse mai un mondiale, ma per Ferrari aveva vinto qualcosa di più importante: l'immortalità sportiva.
"È stato campione di combattività e ha regalato tanta notorietà alla Ferrari",
concludeva spesso il Drake parlando della sua "creatura". Villeneuve è rimasto l'ultimo pilota capace di far piangere l'uomo che aveva costruito un impero sull'acciaio e sulla velocità, dimostrando che, nel mondo dei motori, il cuore conta ancora più dei cavalli vapore.
In vostro ricordo. ❤️