16/07/2026
La transizione ecologica è un obiettivo importante. Ma una transizione, per definizione, si costruisce: non si impone.
Quando le decisioni politiche anticipano la maturità del mercato, delle infrastrutture, della produzione energetica e delle tecnologie disponibili, il rischio è quello di ottenere l’effetto opposto: perdita di competitività, delocalizzazioni e migliaia di posti di lavoro a rischio.
L’industria automobilistica europea è stata per decenni un patrimonio di competenze, innovazione e occupazione. Oggi si trova a competere con mercati che hanno costi energetici inferiori, filiere più integrate e strategie industriali profondamente diverse.
La domanda che dovremmo porci non è se l’elettrico sia il futuro. La vera domanda è: era questo il modo giusto per arrivarci?
Perché la sostenibilità non può essere solo ambientale. Deve essere anche economica, industriale e sociale. Altrimenti il rischio è di salvare le statistiche sulle emissioni, ma perdere aziende, lavoro e capacità produttiva.
Il pensiero critico non è essere contro il cambiamento. È chiedersi se il cambiamento sia stato progettato con realismo oppure guidato più dall’ideologia che dall’economia reale.
Voi come la vedete?
È ragionevole essere oggettivi.
Rettifiche 3GI